Junya Watanabe Man autunno-inverno 2020-2021

L’italianità è ancora importante nel mondo? Patria indiscussa dell’eccellenza manifatturiera, artistica e gastronomica, l’Italia rappresenta ancora, a livello internazionale, un valore aggiunto per un consumatore dai gusti impeccabilmente raffinati. Non è la prima volta che Junya Watanabe trae ispirazione da questa nazione che, evidentemente, il designer conosce bene e per l’autunno-inverno 2020-2021 di Junya Watanabe Man, il marchio di Comme des Garçons, sembra percorrerla trasversalmente: “Classico” è la parola che, con la consueta sintesi giapponese, racchiude il significato della collezione. In passerella, all’interno del Palais de Tokyo, non mancano, come di consueto, i capispalla costruiti partendo da elementi diversi, risultato delle collaborazioni con Levi’s, Carhartt, Canada Goose, Gieves & Hawkes, Le Laboureur e Guy Cotten. I cappotti, allora, sono stati mixati con gli anorak e i piumini imbottiti, le giacche in tweed con i bomber e i perfecto dove campeggiano loghi noti di etichette con le quali, per poterle usare, è stato chiesto di collaborare. Tra esse, Brembo, azienda, fondata nel 1961 a Sombreno, a pochi chilometri da Bergamo, leader mondiale nella progettazione, sviluppo e produzione di sistemi frenanti, Pirelli, multinazionale, fondata nel 1872 a Milano, che opera nella produzione di pneumatici, Moto Guzzi, realtà, fondata nel 1921 a Genova, che si occupa di motociclette, Campagnolo, marchio, fondato nel 1933 a Vicenza, specializzato nel campo dei componenti per biciclette, Abarth, casa automobilistica fondata nel 1949 a Bologna. In abbinamento, dolcevita o cardigan, camicie a righe o a quadretti, t-shirt navy, jeans pieni di toppe, pantaloni della tuta o con tasconi laterali, risvoltati sul fondo per scoprire calzini fantasia sotto i nuovi modelli di New Balance o derby scamosciate Heinrich Dinkelacker. Come accessori, sciarpe paisley, Borsalino o coppola, catene e corni portafortuna. Se la moda, attualmente, è impegnata a ricercare modelli identitari di mascolinità alternative, in questo caso, è evidente il tentativo, al contrario, di circoscriverla seguendo i parametri corporativi di un’eleganza rassicurante e rappresentativa: quella per esempio dei motori che, stando alla tradizione, sarebbe uno degli stereotipi più scontati da associare al maschio. Il fascino della normalità? Sicuramente, un grande numero di uomini è già pronto a farsi sedurre.

Daniele S.

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