Raf Simons autunno-inverno 2020-2021

Stanno arrivando gli alieni? No, è solamente la “Solar Youth” immaginata da Raf Simons per l’autunno-inverno 2020-2021 del suo marchio omonimo che sembra sfilare sul sole: un tunnel di luce, infatti, è stato ricreato in uno studio cinematografico a Ivry-sur-Seine alle porte di Parigi. Difficile, come spesso accade, decriptare il messaggio sebbene ci si possa aiutare con le stampe e le scritte che ricordano appunti fatti con il pennarello presenti sui manicotti di pelliccia o sui layer di plastica trasparente che li ricoprono, riproposti, i primi, in chiave maxi per trattenere (o riscaldare!) le spalle e, i secondi, come mantelle o gilet sui capispalla: “They don’t want you to know what you are”, “Arrival”, “The future has begun”, “Nevada”, “Li(f)e on Mars”, “They can’t stop all of us!”, “The others”, “(No) land” e “With open eyes but still nervous each time”. Tutto ciò che circonda questo esercito post-apocalittico in passerella all’interno dello spazio industriale, d’altra parte, ha un aspetto sinistro, nostalgico e per niente ottimistico, collegato, probabilmente, a una gioventù problematica, ossessione ricorrente dello stilista belga, appassionata delle sperimentazioni di una sartorialità couture che immaginano proporzioni geometriche sempre innovative. Volumi oversize e silhouette boxy, allora, coinvolgono le giacche tuxedo, i montoni che richiamano i camici da laboratorio, i cappotti in tweed sintetici foderati anch’essi in pelliccia, che si ritrova pure nei colli staccabili, riveste i maglioni o è presente sulle lunghe sciarpe da alternare a quelle in maglia, riproposta a maglia grossa anche in avvenieristiche cuffiette. Zip sono, invece, onnipresenti sulle cappe, sulla maglieria tubolare che blocca le braccia quasi fossero camicie di forza, sui pantaloni e sugli stivaletti spaziali come i bagliori metallici dei dolcevita. Catene e spille gioiello, infine, accessoriano e illuminano i capi accomunati da un minimalismo quasi militare. Stanchi di quello che sta accadendo su un pianeta che si avvia, ormai, sulla strada della distruzione s’immagina, fantascientificamente, come sarebbe la vita altrove? Forse, sarebbe sufficiente una visione abbastanza distaccata sul mondo da fornire interessanti spunti critici. Quelli che anche un fashion show può (o deve) contribuire a dare.

Daniele S.

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