Gucci autunno-inverno 2020-2021

È ancora possibile liberarsi degli stereotipi? Come, per esempio, quelli tossici di un modello dominante di virilità fallocratica che esalta la violenza e condanna la vulnerabilità? Alessandro Michele, nominato cinque anni fa alla direzione creativa di Gucci (il quinto rave di compleanno era già preannunciato sull’invito!), non si è mai sottratto, fin dagli esordi, a conversazioni e interrogativi sull’identità di genere attraverso cui ha provato a decostruire gli schemi convenzionalmente accettati a favore d’immaginari alternativi che, paradossalmente, potessero essere più naturali. Discontinuamente dal passato, per l’autunno-inverno 2020-2021, lascia il Gucci Hub e abbandona la formula co-ed per riportare in passerella il menswear, intitolandolo evocativamente “Masculine, Plural”, con il quale decide di ribadire con ancora più forza il suo messaggio. All’interno del Palazzo delle Scintille un pendolo di Foucault segna il tempo che scorre insieme al suggerimento di ripercorrerlo al contrario tornando, con un viaggio allegorico, all’infanzia, emblema di libertà. La percezione non lineare, visualizzata dalle tracce lasciate sulla sabbia, d’altra parte, se, rivolta al pensiero, può condurre alla riflessione sulla necessità di riconsiderare (e la moda, decisamente, agevola questo processo!) le etichette simboliche che non sono altro che imposizioni arbitrarie del conformismo sociale. Sfilano, dunque, come davanti ai banchi di scuola, cappotti grembiule a quadrettini, giacche check, maglioni girocollo strimziti, cardigan oversize sdruciti, camicie a fiori con stampe di Liberty of London, t-shirt con la scritta “Impatient/Impotent” o “Thank/Think” realizzate con il musicista proto-punk Richard Hell, bermuda di velluto, jeans macchiati e strappati, pantaloni in pelle metallizzata, calzini centrino logati, sandali due occhi, bauletti monogram con la scritta “Fake” su un lato e “Not” sull’altro, scatole che ricordano quelle dei biscotti da accostare alle borse diventate classici come la Dionysus e collane di cristalli che diventano collarette. Proposte che, nonostante le apparenze, non hanno nulla di nostalgico. Al contrario, consentono di definire una nuova mascolinità che non rinnega la propria parte femminile, ma la considera un valore aggiunto della complessità umana, quella che, spontaneamente, al condizionamento dovrebbe preferire il cambiamento e l’apertura alla censura. Qualità che si possono riscoprire anche attraverso l’abbigliamento che, se riesce a svincolarsi dal controllo del tempo, consente ancora di più al consumatore di riappropriarsi della propria individualità.

Daniele S.

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