N°21 autunno-inverno 2020-2021

L’uomo riscopre la propria sensualità? Se, come sta emergendo, nella società contemporanea si stanno affermando nuovi modelli di mascolinità, diventa, conseguentemente, urgente ripensare e ridisegnare un abbigliamento che rispecchi questo cambiamento. Non è, del resto, il ruolo della moda quello di contribuire a intercettare e definire, il più verosimilmente possibile, ciò che potrebbe essere e ancora non è? Missione che, ultimamente, è stata un po’ dimenticata e che, contrariamente, andrebbe recuperata. Lo fa Alessandro Dell’Acqua con l’autunno-inverno 2020-2021 di N°21 già nell’intenzione iniziale: puntare alla valorizzazione del menswear abbandonando, dopo una stagione, la formula co-ed. Procede, poi, con lo studio di una fisicità inedita che lo porta a tratteggiare spontaneamente una figura diversa, più attuale, che si fonda sul concetto di ibridazione di formal e street, di maschile e femminile. Immaginare, in pratica, il superamento di categorie e stereotipi obsoleti, non più adatti a schematizzare una realtà diventata fluida e multiforme. Sulla passerella, all’interno del headquarter di via Archimede, questa ricerca di convergenze si traduce nella contaminazione di forme e tessuti che sgretolano le barriere di genere pur mantenendo intatti tutti i codici dello stilista napoletano. I trench cammello con il logo stampato ton sur ton e i parka in nylon maculato si abbinano, allora, a giacche sartoriali tagliate a vivo, maglioni che, quando non mixano fantasie rigate e animalier, lasciano nuda la schiena, camicie in popeline con il colletto a fiocco, t-shirt morbide in pizzo, pantaloni tecnici in faille stretti da una lunga cintura coordinata o in pelle che sembrano una tuta e anfibi army con la suola alta. Un guardaroba per un maschio non macho, orientato a un’espressione di sé libera da etichette restrittive e omologazioni limitanti di una virilità universalmente riconosciuta e pronto a riformularne sottilmente una collettivamente consapevole. Decisamente, più indipendente e naturale. È in atto un processo di demascolinizzazione? No, si tratta, semplicemente, di una transizione nell’estetica maschile che possa stimolare una sensibilità sempre più necessaria per generare quelle novità così tanto rincorse. E, alla fine, riuscire, magari, a essere quello che si vuole.

Daniele S.

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