Jil Sander autunno-inverno 2020-2021

Si riesce ancora a emozionare? O a emozionarsi? Se è impossibile non chiederselo andando alla scoperta delle nuove proposte per la prossima stagione alla 97esima edizione di Pitti Immagine Uomo, lo stesso interrogativo ritorna prepotentemente per l’autunno-inverno 2020-2021 di Jil Sander, protagonista della seconda giornata. Tanto tempo è trascorso dal giugno 2010 che vide Raf Simons portare alla manifestazione fiorentina la sfilata del brand fondato ad Amburgo nel 1973 dalla stilista omonima e controllato, adesso, da Onward luxury group. Il punto di partenza di Lucie e Luke Meier, attuali co-direttori creativi dall’aprile 2017, è il loro legame con la città nella quale si sono conosciuti e innamorati: nel 2001, infatti, quando entrambi erano studenti del Polimoda, affittarono due stanze nello stesso appartamento. Questa volta, come passerella per il loro menswear, scelgono il refettorio di Santa Maria Novella dove, sotto le arcate gotiche, sono disposte tre montagne di calendula (del resto, a pochi passi, nel complesso del XIII secolo i frati dominicani preparavano i loro rimedi medicamentosi per l’infermeria del convento realizzati con le piante ed erbe officinali coltivate negli orti) che si riallacciano all’installazione creata con il sale nel cortile della Pinacoteca di Brera in occasione del womenswear per la primavera-estate 2020. Probabilmente, per evidenziare la coerente continuità di una visione che, pur rimanendo indiscutibilmente fedele ai codici dell’understatement tedesco un po’ algido della fondatrice, si arricchisce distillando dialogicamente una purezza ascetica fondata su una sovrapposizione di strati che, però, non appesantisce la figura, sul rigore di colori essenziali come il bianco e nero, sull’accostamento di volumi morbidi e oversize a proporzioni grafiche che segnano maggiormente il corpo, sullo studio di prodotti pensati per essere timeless. Il lavoro sulla silhouette e l’approccio al dettaglio si snodano tra maxi cappotti dall’aspetto militare con grandi tasconi o sartoriali simili a tuniche, dai colli sciallati o che sembrano grandi sciarpe incrociate terminate con frange di seta, ma anche con collari rimovibili sempre in seta, trench in cotone organico pressato, talvolta smanicati, lunghi maglioni Shetland, camicie alla coreana e larghi pantaloni risvoltati. L’unica sovrastruttura estetica è rappresentata dai decori d’argento dall’animo etnico, senza avere una provenienza geografica precisa, usati come applicazioni o come ciondoli. Tra gli accessori, combat boots e borse squadrate, apparentemente, rubate a lei. Funzionalità e umanità, dunque, sono la nuova frontiera dell’abbigliamento per lui?

Daniele S.

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