Chanel primavera-estate 2020

“Parigi mi faceva un’orribile paura. Non uscivo. Non sapevo nulla del mondo. Ignoravo le sfumature sociali, le storie di famiglia, gli scandali, le allusioni, tutto quel che Parigi conosce e che non è scritto da nessuna parte”, ricordava Mademoiselle Coco ripensando al suo arrivo nella ville lumière insieme al suo amore più grande, Boy Capel, la città in cui tutto cominciò. Affittò un primo piano in rue Cambon e si mise a creare cappelli, singolari nella loro essenzialità. Un nuovo inizio, come quello di Virginie Viard, alla sua terza prova: dopo la sfilate resort e haute couture, si dedica per la prima volta completamente al prêt-à-porter senza Karl Lagerfeld, scomparso lo scorso febbraio. L’autunno-inverno 2019-2020, infatti, era stata, in gran parte, ancora immaginata dal couturier tedesco. La primavera-estate 2020 di Chanel, in passerella, come sempre, all’interno del Grand Palais dove sono stati romanticamente ricreati i tetti inconfondibili della capitale francese, richiama proprio quel periodo della vita della fondatrice e gioca con una femminilità, al tempo stesso, ingenua e spregiudicata, leggera e scanzonata, libera e vivace, sprovveduta e sfrontata. In questo incrocio, i codici della maison ci sono tutti, ma risultano più contemporanei con l’ammorbidimento dagli spigoli ed eccentricità del passato: i tailleur sono rivisti per diventare mini-abiti terminati in shorts che alternano tweed bouclé e tessuti laminati, i capispalla in pelle sono profilati coordinatamente alle borse o foderati come le camicie, le bluse sono piene di ruche e le gonne a corolla di balze per disegnare il logo che sembra scrostato dai muri o riprodurre, più o meno sagomatamente, i contorni della città, i twin-set in maglia a righe Riviera (very Chanel?!) sono abbinati ai jeans sporcati dal colore. Immancabili gli accessori, tra décolleté dal tacco basso e sandali piatti, spesso bicolori, che s’incrostano anche di paillette. Invece, oltre ai classici declinati nei motivi stagionali, si segnala un astuccio matelassé sul quale per il lettering della griffe viene utilizzata l’iconica catena. Non essendoci un tema unificante, se non la scelta di un lessico della continuità, le possibilità aumentano esponenzialmente. Una collezione in cui ogni donna potrà rispecchiarsi. Ognuna a suo modo. Si può dire, allora, che il passaggio dall’identità collettiva a quella personale sia perfettamente compiuto. Ci sarà da aspettarsi qualche ulteriore novità per il futuro? Appuntamento sempre a Parigi, in una location non ancora ufficializzata, con la linea Métiers d’Art il prossimo 5 dicembre.

Daniele S.

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