Comme des Garçons primavera-estate 2020

Gli abiti sono una forma di rappresentazione? O di rinnovamento? Comme des Garçons, dopo l’Atto I del menswear di giugno, manda in scena il womenswear nella Salle Pleyel con l’Atto II di “Orlando. Trasformation and liberation through time by Comme des Garçons”. L’Atto III, la conclusione del ciclo, invece, corrisponde con la prima, il prossimo dicembre a Vienna, di Orlando di Olga Neuwirth, l’unica compositrice donna in 150 anni di storia del Wiener Staatoper con i costumi disegnati, per l’occasione, da Rei Kawakubo. Tornando alla primavera-estate 2020, la fantasia della stilista giapponese, dunque, torna a riflettere su quanto il conformismo possa diventare/essere diventato oppressivo. Se nella sfilata precedente, per l’uomo, la normalizzazione coincideva con la ricerca di un punto d’incontro tra maschile e femminile da trovare nella sublimazione del genere che è la corretta prospettiva di una metamorfosi necessaria, per la donna, l’adattamento per la sopravvivenza può limitarne l’affermazione personale. Deve, allora, rendersi indipendente da un guardaroba che, stagione dopo stagione, continua a stratificare promettendo un cambiamento illusorio che non è altro che un riadattamento a nuovi condizionamenti. Così, broccati iperdecorati con rose stampate o tridimensionali di giacche dalle spalle arrotondate, sete tagliate a vivo di canotte e tulle pieno di ruche di mantelle e gonne squarciate che lasciano emergere leggings protettivi con i quali affrontare il mondo rivelano le costrizioni dalle quali disfarsi: frammenti di passato da dimenticare, dall’esibizione di un logo che uniforma e, adesso, è ricoperto dalle frange e diventa solo parzialmente visibile, alle reminiscenze di pezzi d’abbigliamento che cavalcano le epoche come il/la protagonista del romanzo di Virginia Woolf. Il peso che s’ingigantisce sulle spalle e gonfia il punto vita impedisce il movimento volto verso quella naturale evoluzione che condurrebbe a una conseguente maturazione. Nonostante il suo approccio da artista con cui ha abituato il suo pubblico che, ogni volta, cerca di decodificare proposte più facili da ammirare che da indossare, questa collezione dalla femminilità assertiva, che svela maliziosamente più il corpo del consueto, risulta più facilmente indossabile. E anche solo questo è certamente un valore aggiunto.

Daniele S.

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