Junya Watanabe primavera-estate 2020

Una sfilata deve sempre veicolare un messaggio? Si direbbe di no secondo Junya Watanabe che, per la primavera-estate 2020, in scena al Grand Palais, fa sapere, attraverso un’e-mail (non è la prima volta con gli stilisti giapponesi sempre poco inclini a fornire informazioni a proposito delle loro ispirazioni), che non c’è “Nessun tema” dietro la sua collezione. Analizzandola, però, si direbbe un esercizio di stile che ruota intorno alla decostruzione del trench come meglio non avrebbe potuto fare. Infatti, partendo da uno sufficientemente classico, a eccezione delle maniche extra long, gli altri raddoppiano come se ne venissero sovrapposti due in materiali diversi, diventano abiti corti e lunghi o, talvolta, parte di essi quando sono associati a frammenti di pizzo o tessuto plissé, si trasformano in tailleur o tute workwear, prendono le sembianze di parka, bomber o giubbotti dai volumi tridimensionali, si smembrano per somigliare a grembiuli, gonne o pantaloni quando non stringono camicie bianche al pari di bustier. Ma non è tutto: vanno a completare t-shirt stretch o leggings in colori fluo o graffitati con i murales degli artisti Demsky J. e Bicicleta sem Freio, collane di perle abbinate e borchie a punta e sneakers realizzate, come di consueto, in collaborazione con Buffalo. Un inno a un capo che è rimasto praticamente immutato da quando è nato (dimenticando qualche rivisitazione), che è diventato un’icona della tradizione e che ora merita di essere decontestualizzato per valorizzarne la versatilità? O una prova magistrale di maestria tecnica? Se non c’è dubbio che lo stilista giapponese, pur stravolgendo capi portabili, riesca, comunque, a ricomporli fornendone una reinterpretazione assolutamente dirompente, ma convincente (e, probabilmente, è questo il segreto del suo successo!), in questo caso, rileggendo gli stilemi dell’eleganza borghese e mixandoli alle sue immancabili suggestioni punk, dimostra come, per ottenere qualcosa di nuovo, sia sufficiente (ri)considerare, da una prospettiva diversa, ciò che è già esistente. Scegliere creativamente quale punto di vista adottare lasciandosi guidare da un desiderio di sperimentazione, anche nella scelta del proprio guardaroba, farà tutto il resto.

Daniele S.

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