Courreges primavera-estate 2020

Come rendere un brand storico nuovamente rilevante? Nel caso di Courreges, il direttore creativo Yolanda Zobel, alla sua terza prova, tenta di far rivivere lo spirito futuristico del marchio fondato nel 1961 da André Courrèges e sua moglie Coqueline. E punta, come faceva il fondatore, prima di tutto, su materiali inusuali richiamando, ancora una volta, l’attenzione sulla sostenibilità, argomento tanto discusso durante il fashion month, con il progetto Fin du plastique. Grazie alla collaborazione con l’Instituto-e, realtà no-profit brasiliana con l’obiettivo di garantire un modello di sviluppo sostenibile, ha scelto utilizzare Fish Skin, sostituendo la tradizionale pelle bovina con quella derivante dal pesce Pirarucu che vive nei laghi amazzonici, la cui carne è una delle principali fonti di nutrimento per le popolazioni del luogo. Fatta a mano da artigiani locali con processi molto costosi (il vero lusso!), risulta più resistente nonostante sia più sottile e più morbida e, quindi, adatta per prodotti di lunga durata. Come i giubbotti, gl’inserti sulle cappe spaziali, i top, i colletti e le tasche delle camicie o le cinture che si susseguono sulla passerella ricreata lungo il Canal Saint-Martin. Spazialisti, invece, sono i tagli obliqui presenti sugli abiti dalle linee semplici e geometriche che rivelano contrasti cromatici, spesso, di arancione e verde, tipici di Courrèges, da accostare a mantelle, maglioni, short, longuette e pantaloni, recanti posteriormente la scritta Paris, in maglia lavorata a crochet. E se trench, bermuda e gonne annodate asimmetricamente in vita prediligono check logati, le iconiche giacche delle griffe in PVC, proveniente da una fonte non rinnovabile come il petrolio, che dovevano evocare figure extraterrestri e paesaggi lunari diventano plastic free o quasi (si parla di quantitativi 10 volte inferiori) attraverso l’impiego di materiali a base di alghe sviluppati dalla ricerca della stilista e del team interno. Non mancano gli accessori che prevedono sneakers e ballerine legate alla schiava realizzate con le punte rialzate e cappelli da pescatore. Una femminilità rilassata adatta alla spensieratezza della stagione estiva. Rimane ancora qualche dubbio, però, relativo alla definizione dell’identità attuale della maison acquisita al 100% da Artémis, la holding della famiglia Pinault nel 2018. Un elemento indispensabile per il suo rilancio.

Daniele S.

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