Saint Laurent primavera-estate 2020

Quali sono i creatori che hanno davvero segnato la storia della moda? Quelli il cui contributo, a distanza di anni, risulta ancora senza tempo. Tra essi, non si può non citare Yves Saint Laurent: è sufficiente, infatti, visitare il Musée Yves Saint Laurent a Parigi o a Marrakech per rendersi conto di quanto abbia influenzato il gusto internazionale con la sua moda. E quanto continui a farlo attraverso tutti gli stilisti che ancora s’ispirano a lui. Non è da meno Anthony Vaccarello che ha il compito, a ogni stagione, di traghettare Saint Laurent nella contemporaneità. E se non dimentica mai di rileggere e tradurre i codici della maison di proprietà di Kering, per la primavera-estate 2020, andata in scena in una Parigi bagnata di pioggia, come è diventato consuetudine, davanti al Trocadéro, lo fa riconsiderando Le Smoking, entrato nel guardaroba femminile nel 1966, ma anche La Collection Opéra-Ballets russes dell’autunno-inverno 1976. Rispettivamente, il primo rivive declinando, in un’infinità di variazioni, giacche sartoriali con o senza revers, ma anche corte in vita, da portare su short in pelle o bermuda in jeans tagliati a vivo, la seconda con abiti ricamati con motivo paisley scintillante d’oro, bluse in chiffon con stampa tappezzeria dalle proporzioni ampie e dalle scollature architettoniche, arricciate sulle spalle, gonne a pieghe in lamé e turbanti che evocano atmosfere gitane coordinati. Entrambi s’indossano su stivali western dalla gamba a imbuto e sandali su cui torna il logo YSL nonché da accessoriare con gli immancabili occhiali da sole che ricordano l’indimenticata musa del fondatore, Betty Catroux. Una collezione che, rendendo omaggio a una tradizione leggendaria per ritrovare lo spirito di Rive Gauche, sottolinea, attraverso un’identità perfettamente riconoscibile, il tentativo dello stilista di proporre, a modo suo, qualcosa che possa rimanere. Sotto iperbolici giochi di luce (ben lontani dai lampadari del Hôtel Intercontinental dove sfilò la collezione russa) di potenti proiettori che, però, non hanno oscurato la Tour Eiffel illuminata sul fondo, simbolo incontrastato della pariginità, anche dello stile della griffe francese, hanno sfilato proposte che, per la prima volta, trascendono occasioni e generazioni. Passato e presente virtualmente si uniscono per immaginare un nuovo futuro.

Daniele S.

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