Maison Margiela primavera-estate 2020

Per cosa si combatte? Probabilmente, per essere se stessi o per indossare ciò che si vuole. Al Grand Palais, John Galliano, allora, per la primavera-estate 2020 di Maison Margiela rivisita, in versione co-ed, l’uniforme anche quelle delle crocerossine impiegate nei campi militari. Donne volontarie, spesso, appartenenti alle classi più agiate che, durante i due conflitti mondiali, contribuirono, indubbiamente, a dare una spinta decisiva al processo di emancipazione femminile. Tutto diventa, però, molto sartoriale tra giubbini accorciati a vivo in vita, giacche doppiopetto gessate, gilet di lana sdruciti con lo scollo a V della tradizione inglese, camicie azzurre con il colletto bianco che hanno perso le maniche, usate, poi, altrove per proteggere le braccia, pantaloni pieni di impunture, short mini di pelle e jeans squarciati come se fossero reduci da tante guerre. Come di consueto, d’altra parte, lo stilista di Gibilterra riprende gli elementi già sperimentati con la precedente sfilata Artisanal: adotta il “projective filtrage” e il “nomadic cutting”, rispettivamente, su trench in organza dove compaiono immagini che sembrano proiettate su superfici traslucide, come quelle dei tessuti tecnici dei piumini paracadute gonfi sul retro, mentre capispalla e completi vengono traforati con cut-out circolari che ricordano i pois. Tornano anche i caban convertiti in bustier, i pantaloni che mutano in abiti e perfecto che diventano mantelle. La Snatched, la nuova borsa genderless, invece, debutta anche nei formati più piccoli. Hack print, infine, sbiancano, interrompendoli, spigati e tweed dei cappotti, i gioielli diventano onorificenze al valore e i cappelli da cadetto si arricchiscono di una maliziosa veletta. Cosa resta del mondo della maison fondata da Martin Margiela e ora di proprietà di Otb-Only the brave di Renzo Rosso? Ben poco se non si considerano le verniciature dall’effetto craquelé di hunter jacket e stivali alti in pitone. “La mente diventa motore di ricerca che filtra le impressioni più recenti, l’esperienza acquisita nel passato, sepolta gradualmente dalle ultime novità”, si legge nelle note. Nonostante la contaminazione identitaria con la sua irrefrenabile creatività visionaria, rimane, comunque, una splendida collezione di John Galliano che abbatte gli stereotipi. La sua battaglia per il successo l’ha decisamente già vinta.

Daniele S.

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