Lanvin primavera-estate 2020

La moda è alla ricerca di nuove avventure? Sembrerebbe da Lanvin che ha sfilato, sotto la pioggia, nel giardino del Musée du quai Branly. Un luogo che invita a viaggiare come faceva Jeanne Lanvin, nei suoi momenti di libertà, inseguendo ispirazioni da tradurre nelle sue collezioni. E se non è possibile fisicamente, almeno, ci si può concedere di farlo mentalmente. Bruno Sialelli, per la primavera-estate 2020, abbandona i fumetti di Babar the Elephant spostandosi su Little Nemo in Slumberland, creato dalla matita di Winsor McCay nel 1905 per il supplemento domenicale del quotidiano New York Herald, che racconta le storie vissute in un mondo parallelo da un bambino durante i suoi sogni. Come quello di cui si sarebbe potuto fare esperienza durante questo silent show estraniandosi con le cuffie alle orecchie se non ci fosse stato l’inconveniente di dover tenere un ombrello in mano. Le tavole, comunque, sono stampate su felpe, camicie, t-shirt, top, bermuda e foulard, in versione per lei e per lui, abbinati a completi pigiama con tasconi che si alternano a giacche dalle spalle arrotondate, pantaloni morbidi con una costruzione asimmetrica a pannelli e maglioni con righe marinare distorte che evocano partenze estive per mare. Piumini chiusi da fiocchi, gonne drappeggiate e risvolti dei jeans si riempiono di scacchi colorati con il monogramma JL (o è una doppia L?), mentre i cappotti hanno linee anni ’60 con maxi colletti e maniche boxy, gli abiti con lo scollo all’americana sono microplissettati e le tuniche presentano disegni di paillette o sono arricchiti da strisce di pelle decorate da specchietti. Tra gli accessori, per le scarpe, spiccano sandali infradito dai richiami giapponesi, per le borse non passa innoservata la Toy Bag, un secchiello in resina da customizzare con tracolle in vitello a contrasto e spille decorative in metallo. Un ritorno all’infanzia (del resto, non fu la fondatrice nel 1908 la prima a lanciare quel kidswear che aveva nella figlia Marguerite la sua musa?), accompagnato da un’eleganza sofisticata e rilassata. Un passo in avanti nella giusta direzione quella che, quando lo stilista riuscirà maggiormente ad accantonare il suo passato da Loewe, contribuirà davvero alla definizione di una nuova identità per la storica griffe francese.

Daniele S.

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