Dries Van Noten primavera-estate 2020

La collaborazione speciale tra stilisti sarà la nuova frontiera della moda? Arriva inaspettato l’annuncio che la primavera-estate 2020 di Dries Van Noten, in passerella all’Opéra Bastille, è stata co-firmata da Christian Lacroix il quale, essendosi dedicato al teatro, era assente dal palcoscenico fashion da 10 anni. Il minimalismo pragmatico del prêt-à-porter, da una parte, e il massimalismo fantasioso della haute couture dall’altra. Anche se è difficile definire minimal lo stile essenziale e cerebrale del creativo belga pur sempre accompagnato da un mix and match di tessuti e stampe, spesso, a contrasto. Due mondi, storie e target estremamente diversi si uniscono per dar vita, seguendo un equilibrio nuovo, a proposte in grado di uscire dalla comfort zone di entrambi, ma che, allo stesso tempo, potessero essere divertenti e portabili: due caratteristiche che, ultimamente, si sono perse nel condizionamento dell’offerta contemporanea o che si sono combattute aspramente fino a eliminarsi reciprocamente. Il risultato prevede, quindi, una sintesi dialogica inedita costruita su maxi cappe, giacche da matador, felpe oversize, bluse dalle enormi spalle arricciate e gonne da flamenco da indossare su jeans e stivali zeppati che si dividono tra motivi jungle e animalier, pois di tutte le grandezze, jacquard tratti da disegni del XVIII e dell’inizio del XIX secolo su cotone e organza, broccati e sete intrecciate con ricami floreali luminescenti e poliesteri leggeri realizzati con bottiglie di plastica riciclata. Nastri di gros-grain ovunque e piume presenti sui capelli, ma anche sugli abiti. Un’abbondanza e un’esuberanza mai così marcata da Dries Van Noten e mai così misurata da Christian Lacroix, che culmina nell’esplosione di strascichi nel finale, per una collezione realizzata a quattro mani da due talenti che hanno un vocabolario comune quando si tratta di ricercare riferimenti culturali, soprattutto, attingendo alle belle arti, e tensioni e accostamenti azzardati, a tratti distonici, che, invece, magicamente si rivelano vincenti. Ma, più di tutto, dimostrano come, cambiando punto di vista, privilegiando un costruttivo rispetto e scansando un egotistico approccio nei confronti dell’interlocutore, si possano gioiosamente scoprire prospettive di osservazione impensate che costituiscono la vera novità che, ormai, tutti ricercano, ma pochi trovano. Dopotutto, forse, la creatività pura, libera e lontana della realtà, può ancora essere commercializzata.

Daniele S.

Back to top