Dior primavera-estate 2020

Esiste una creatività sostenibile? Sembrerebbe di sì secondo Maria Grazia Chiuri che prova a trattare il tema ambientale, sempre più urgente, con la primavera-estate 2020 di Dior: #PlantingForTheFuture si legge, infatti, sui 164 alberi dell’arboreto creato, al Hippodrome de Longchamp, come allestimento dal collettivo Coloco, fondato dal paesaggista Miguel Georgieff e dagli architetti Pablo Georgieff e Nicolas Bonnenfant, che saranno ripiantati in quattro zone della capitale francese come messaggio inclusivo di risposta al cambiamento climatico. E niente come la maison di avenue Montaigne potrebbe legare meglio l’argomento alla moda. Per la prima volta, la stilista rilegge anche la storia di Catherine Dior, sorella minore di Monsieur Christian, membro della Resistenza francese, internata nel campo di concentramento tedesco di Ravensbrück durante la Seconda Guerra Mondiale. Tornata a Parigi, prima di trasferirsi nel sud della Francia per vivere, insieme al padre, nello Château de la Colle Noire vicino a Grasse, acquistato dal fratello, la donna a cui si deve il nome del primo profumo commercializzato, Miss Dior, iniziò vendere a Les Halles i fiori che coltivava nella casa di famiglia a Granville. Il giardino, allora, diventa l’immaginario di un racconto che s’interroga sul futuro dell’umanità con abiti sui quali i fiori vengono ricamati, intagliati o emergono tridimensionalmente dal tulle, dal pizzo o dalla rafia, stretti in vita da cinture di corda logate, da portare con giacche Bar in pied-de-poule con maniche corte e scolli profondi, camicie maschili, reggiseni e culotte coordinati al posto dei top, maglioni a righe o quadri dal tratto impreciso, anorak, overall e gonne in jeans tie-dye. Gettonatissimi saranno gli accessori, tra cui le nuove Book tote nei motivi della collezione con gli strumenti da lavoro, gli anfibi a rete, le espadrillas con i lacci intrecciati e i cappelli da giardinaggio creati da Stephen Jones e realizzati utilizzando erba proveniente dalla Svizzera, dall’Italia, dalle Filippine e dalla Francia. Sarà, ancora una volta, una riflessione pretestuosa quella sulla salvaguardia del pianeta? Sicuramente, tutte le idee del femminismo moderno parlano di come far riavvicinare essere umano e natura. E se il libro Women Who Make a Fuss: the Unfaithful Daughters of Virginia Woolf di Isabelle Stengers e Vinciane Depret sintetizzerebbe la collezione, sarebbe giunto il momento d’iniziare a trovare soluzioni concrete ai problemi da cui potrebbero dipendere davvero le sorti del mondo.

Daniele S.

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