MSGM primavera-estate 2020

Perché un marchio raggiunge il successo? Se è difficile dettagliare i parametri che lo hanno scatenato, è più facile riconoscere gli elementi che lo hanno determinato, soprattutto quando si celebra un anniversario, in questo caso, il decimo. Per la primavera-estate 2020 di MSGM, Massimo Giorgetti ammette di non aver seguito un’ispirazione precisa perché è l’essenza dell’etichetta che doveva catturare tutta l’attenzione. Anche durante la sfilata, andata in scena tra le sculture dei Bagni Misteriosi di Giorgio De Chirico nel giardino della Triennale di Milano, aperto, per la prima volta, per una passerella della moda. Non è una retrospettiva, ma un’autocitazione rileggendo il passato solo per immaginare il futuro, in attesa di nuovi obiettivi sempre più ambiziosi. Per il momento, lo stilista si concentra su soprabiti in tweed che si sfrangiano, completi in pizzo indossati su t-shirt stampate con l’invito al fashion show, giacche sartoriali dai volumi boxy, bluse in popeline scollate posteriormente piene di fiocchi, pantaloncini da ciclista in jeans, gonne tie-dye, abiti svolazzanti in chiffon o movimentati da ruche in taffeta con motivi floreali, stretti in vita da cinture a crochet coordinate ai colli e ciabatte di rafia da indossare con il calzino. Immancabili le collaborazioni artistiche, in questo caso, con l’artista newyorkese Todd Bienvenu che si traducono in stampe di ragazze al mare. Una collezione consapevole in cui le proposte, opportunamente rielaborate per l’occasione, rivelano un cambiamento di linguaggio che ha condotto a un conseguente allontanamento dalle suggestioni street per le quali MSGM è diventato famoso per lasciare il posto, senza rinnegarle, a contaminazioni couture (in qualche caso, il riferimento a Yves Saint Laurent appare chiaro!). Un altro traguardo, come il nuovo store, completamente rinnovato nel concept e negli spazi, situato in via Broletto angolo via del Lauro, a poca distanza dal precedente. E adesso? Il brand da 51 milioni di ricavi nel 2018, partecipato al 49% da Manifattura Paoloni, al 32% da Style Capital e al 19% dallo stesso Giorgetti, potrebbe raggiungere a medio termine 100 milioni di turnover.

Daniele S.

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