Fendi primavera-estate 2020

Utilità o frivolezza? Non è sicuramente un compito facile prendere il posto di Karl Lagerfeld, scomparso lo scorso febbraio, per 54 anni alla guida di Fendi di cui, insieme alla famiglia fondatrice, dal 1965, ha plasmato la storia e l’evoluzione stilistica. Se, adesso, è stato svelato che l’eredità è stata raccolta da Silvia Venturini Fendi, che si occupava già delle linee uomo e accessori, la primavera-estate 2020, nonostante tutto, segna sostanzialmente un debutto per la stilista e un nuovo capitolo tutto da scrivere per la maison romana che appartiene al colosso francese del lusso LVMH. Nel segno della continuità naturale, non manca l’artigianalità al servizio della creatività che, in questo caso, svelano pellicce lavorate anche con intrecci di Lycra da alternare a trench oversize con grandi fantasie floreali che ricordano giardini esotici, giacche matelassé, abbinate a pantaloni coordinati stretti in vita da una coulisse, sopra bluse in tulle a motivi micro-quadrettati, chemisier in suède abilmente traforati come la maglieria. Verso il finale, gli abiti si coprono di una patina opalescente che riflette la luce estiva dei tramonti capitolini. Tra gli accessori, magistralmente disegnati, spiccano mocassini con il tacco quadrato da cui scompare il tallone nella parte posteriore per sembrare dei sandali sempre accompagnati da un calzino, Peekaboo e Baguette in rafia o in spugna discretamente logata. Libertà e leggerezza per una collezione rilassata che, però, manca della coesione che permeava le creazioni del couturier tedesco. Tornerà a splendere il sole che domina la passerella sullo sfondo? Nonostante il team sia rimasto invariato, adesso, il timone creativo è cambiato con tutte le responsabilità che questo comporta. Sono i primi passi, ancora incerti, che precedono una svolta più significativa? O, magari, l’intenzione è quella, come pare da alcune proposte, di avvicinare la sensibilità di womenswear e menswear per unificare maggiormente la visione della griffe della doppia F? Rimane un’emozione ottimista. Qualunque possa essere il percorso successivo, almeno il bisogno di spensieratezza richiesto dalla difficile contemporaneità è stato appagato. L’unico stato d’animo che consente di aprirsi verso nuovi orizzonti.

Daniele S.

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