Maison Margiela haute couture autunno-inverno 2019-2020

Qual è il ruolo della haute couture? Quello della rappresentazione sociale del momento attuale? Se ogni epoca è stata caratterizzata dalle proprie abitudini in fatto di abbigliamento, John Galliano chiarisce subito che per la collezione Artisanal di Maison Margiela per l’autunno-inverno 2019-2020 le sue “intenzioni sono impulsive e anarchiche”. Potrebbero sembrare scontate se non si considerasse che, ormai, nella moda l’istinto non è più purtroppo uno dei parametri da cui prioritariamente cominciare e che, nella libertà di un atelier, al contrario, andrebbe sicuramente ritrovato. Decide, dunque, di fare un passo in avanti rispetto alla descrizione della decadenza digitale delle precedenti stagioni adottando due differenti metodologie, il “projective filtrage” e il “nomadic cutting”, partendo dalle immagini di nudi dell’artista Katerina Jebb, proiettate sulle pareti della sala di rue Saint-Maur, per riscoprire una gestualità sartoriale fatta di tagli che possano creativamente condurre a nuove ricomposizioni. I tessuti tecnici diventano, allora, una tela traslucida sulla quale proiettare virtualmente stampe di eleganti tweed, di pelli esotiche o di sensuali corpi che richiamano i filtri di Instagram che, allo stesso tempo, combinano un’azione metamorfica e protettiva, ma anche con la quale costruire nuove emozioni e suggestioni. I caban, allora, si convertono in bustier, i cappotti si trasformano in abiti con lo strascico fermati in vita da cinture verniciate dall’effetto craquelé, le giacche perdono la forma e, attraverso una serie di cuciture strategiche a vista, diventano oversize, i gilet si sdrusciscono, le camicie sono chiuse da lucchetti, i pantaloni maschili si aprono maliziosamente sulle cosce e gli short sono mini evidenziando stivali in pitone al ginocchio. E, non essendoci regole, le proposte sono indifferentemente indossate da lui e da lei in modo da favorire la perfetta fluidità di genere di una sfilata co-ed. Un rinnovamento del linguaggio per la griffe del gruppo Otb-Only the brave di Renzo Rosso che fa emergere una maggiore essenzialità, tratto insolito per lo stilista di Gibilterra, sinonimo, probabilmente, di una necessità di tornare a un’imperfetta visione primordiale: quella, secondo la quale, la fantasia costituisce ancora un valore aggiunto.

Daniele S.

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