Christian Dior haute couture autunno-inverno 2019-2020

Are clothes modern? Maria Grazia Chiuri, per la haute couture dell’autunno-inverno 2019-2020 di Christian Dior usa questo interrogativo che riprende dal titolo di un saggio che Bernard Rudofsky ha pubblicato nel 1947: partendo dall’omonima mostra allestita al MoMA di New York nel 1944, indagava il rapporto tra moda e design, tra forma e funzione. Sulle modalità attraverso le quali il corpo è ricostruito artificialmente per abitare l’abito, al fine di sottolineare la sottomissione all’omologazione della tendenza generata dall’industrializzazione. Un dualismo di grande attualità nel mondo contemporaneo, tuttora non pienamente risolto, che, per fortuna, consente ancora molteplici interpretazioni. E stimola la creatività individuale. Allora la stilista, la prima donna alla guida della storica maison francese e la prima ad aver introdotto in essa il linguaggio del femminismo, per rispondere compiutamente a questa riflessione concettuale decide di puntare su abiti che diventano progetti sul corpo. Pochissime sono le cuciture a favore del drappeggio che predilige una più plasticamente naturale piega che asseconda maggiormente l’anatomia umana. Torna il peplo che, nell’ultima sfilata del 1957, monsieur Dior chiamò Cariatide, come quelle che reggono le architetture di Parigi, questa volta, reso senza struttura in cady di seta su cui è riportata la domanda, sviluppato su corpetti costruiti su fili in pelle intrecciati che, poi, si sfrangiano o si arricchiscono di passamanerie per ricamarli, ma perfino, doppiato con le velette dei cappelli di Stephen Jones. Non mancano, però, cappotti in chevron di lana, giacche Bar con il cappuccio, le maniche a campana e cintura coordinata insieme a gonne a pieghe, realizzate, spesso, con un unico pezzo di tessuto. Prevale il nero, considerato, dal fondatore, il colore dell’eleganza che evidenza ancora di più la ricerca sui capi. Altrettanto comode le calzature con sandali allacciati sulla caviglia che richiamano quelli studiati dall’architetto e designer austriaco naturalizzato americano su collant a rete di piume. Un punto di svolta, sia per Chiuri, insignita della Légion d’honneur dal segretario di Stato per le Pari Opportunità del governo francese, Marlène Schiappa, che per i saloni dell’atelier, la sede storica al numero 30 di avenue Montaigne, presente in passerella con la creazione-scultura, che viene chiusa per tre anni per lavori di ristrutturazione. Per l’occasione, quindi, sono stati trasformati dall’artista londinese che vive in America Penny Slinger in una foresta incantata popolata dalle donne che saranno le consumatrici del futuro: quelle appassionate ancora di perfezione e personalizzazione. Due caratteristiche che hanno reso grande la moda francese nel mondo. E, forse, da riscoprire.

Daniele S.

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