Versace primavera-estate 2020

Maschile o femminile? Forte o romantico? Sessuale o sensuale? Se, da sempre, per Donatella Versace il menswear della Medusa non può che oscillare tra questi parametri opposti, per la primavera-estate 2020 di Versace, in linea con le ultime collezioni, richiama ancora una volta i codici della maison unendoli a quella spregiudicatezza che dovrebbe contribuire a definire un concetto di mascolinità più libero e consapevole. La sfilata, dedicata a Keith Flint, il cantante di The Prodigy e amico della stilista, scomparso a 49 anni lo scorso marzo, suggerisce decisamente di osare: si pensi all’auto da corsa, presente al centro della passerella in plexiglass rosa come gli oleandri del giardino della sede storica di via Gesù, che l’artista-designer Andy Dixon ha ingentilito con rose e orchidee. Il simbolo della maturità per eccellenza, l’ambizione suprema di qualunque ragazzo che compia diciotto anni, si accoppia con completi di tessuti diversi combinati come se volessero evidenziare la loro doppia anima, per esempio, metà monocromatica e metà in principe di Galles, con t-shirt tie-dye logate da indossare su jeans e pantaloni di morbida pelle o di jersey modellati sul corpo, con spolverini e blouson che accostano l’animalier al vinile e sono stretti in vita da cinture sulle quali è riprodotta la scocca di automobili, presenti, invece, interamente sulle camicie di seta. Stampe realizzate da Dixon, che ha già collaborato con Versace per l’ultimo Salone del Mobile, insieme a quella basata sulla reinterpretazione del dio romano Bacco. La passione per l’antichità di Gianni Versace, d’altra parte, spunta nelle riproduzioni delle anfore su dolcevita che s’illuminano di lurex, la forza del passato è rafforzata attraverso gli scatti vintage di campagne pubblicitarie di profumi e la firma estesa del fondatore che torna sulle cravatte. Tutta questa energia sarà sufficiente a cambiare le abitudini dell’uomo in fatto di abbigliamento? Sicuramente, è necessario molto coraggio per riuscire a giocare con la propria immagine come Flint, la cui trasgressione si manifestava già nella sua inconfondibile acconciatura, anch’essa riproposta. Dopo l’empowerment femminile, ribadito con il womenwear presente in 15 uscite, sarebbe giusto immaginarne uno maschile per un uomo che, quando non riesce a confrontarsi ad armi pari con il conformismo, ne esce inevitabilmente indebolito.

Daniele S.

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