“Trovi tutti i capolavori in formato tascabile nelle stazioni”, s’entusiasmava Mademoiselle Coco che, indubbiamente, amava le stazioni. Ma non solo. Durante gli Anni Folli, erano popolate da viaggiatori che aspettavano di partire alla ricerca d’evasione, aristocratici, artisti e uomini d’affari che s’incontravano nei Café-Restaurant anonimi o sontuosi come Le Riviera, ricreato dalla griffe francese, o amanti come, probabilmente, Gabrielle Chanel e Boy Capel che si ritrovavano sulle banchine. Proprio una di quelle fa da cornice, all’interno del Grand Palais, alla Cruise 2019/20, dalla quale potrebbe essere partito il Train bleu, soprannome del treno di lusso della Compagnie des wagons-lits, chiamato ufficialmente Calais-Méditerranée-Express, a causa del colore dell’acciaio delle carrozze. Questo mezzo di trasporto permetteva di lasciare Parigi la sera e d’arrivare in Costa Azzurra la mattina seguente. La fondatrice lo prendeva, prima, almeno una volta al mese per controllare l’avanzamento dei lavori della sua dimora La Pausa a Roquebrune-Cap-Martin (diventata, lo scorso anno, una nave attraccata al molo ricostruito per la Cruise 2018/19, sebbene somigliasse più al Flying Cloud del Duca di Westminster) e, poi, quando andava a soggiornarvi insieme a Paul Morand o Jean Cocteau. Curioso, tra l’altro, che fu proprio lui a scrivere il soggetto del balletto Le Train bleu, composto su commissione di Sergej Djagilev per i Balletti Russi, presentato per la prima volta il 20 giugno 1924 al Théâtre des Champs-Élysées a Parigi, con musica di Darius Milhaud, scene di Pablo Picasso e costumi della stessa Chanel. Poiché il viaggio è sinonimo di libertà, anche dell’immaginazione, Virginie Viard, diventata direttore artistico dopo la scomparsa di Karl Lagerfeld, per il suo debutto (semplificato!) punta sulla voglia di modernità seppur in continuità con la tradizione segnata dai codici forti della maison di rue Cambon. L’ombra delle precedenti collezioni riappare nelle destinazioni segnalate lungo la passerella, Venise, Saint-Tropez, Antibes, Byzance, Édimbourg, Bombay e Rome, così come negli emblemi iconici: le camelie che fermano i fiocchi di bluse con il collo a cratere, le catene quelli che stringono le giacche multitasca, talvolta asimmetriche, dal taglio morbido e spalle accentuate, da indossare su leggings logati, pantaloni ampi tagliati alla caviglia o pieni di bottoni come quelli dei marinai, bermuda a vita alta e tute matelassé. Il tweed diventato, spesso, monocromatico, segno di riconoscimento della stilista, è presente in ordine sparso e non più separato nella sezione iniziale, meno sperimentale. Tra gli accessori, spiccano ballerine o stivaletti bicolori, rispettivamente, con la punta o con la cavigliera in vernice, gioielli pieni di perle e doppie C e guantini che sono un omaggio al predecessore, al pari dell’ultimo abito. Pressoché scomparsa, invece, la geometria formale a favore di una femminilità rilassata. Sarà il preludio di una svolta? Se “l’eleganza non consiste nell’indossare un vestito nuovo”, l’offerta di proposte facilmente vendibili, in questo caso, è certamente molto ampia.

 

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