Miu Miu autunno-inverno 2019-2020

Difesa o attacco? Giunti all’ultimo giorno del fashion month, si può dire che è un po’ l’interrogativo che ha contraddistinto le passerelle che si sono susseguite nelle diverse capitali: un’interpretazione conflittuale del presente, alla ricerca di una sintesi di elementi contrastanti. Miuccia Prada, come ha fatto a Milano per Prada, ripropone l’argomento, sebbene rivisto e corretto, anche per l’autunno-inverno 2019-2020 di Miu Miu. Un’esortazione alla protesta nei confronti di un mondo che è diverso da quello che si vorrebbe. Anche nel caso della moda? Probabilmente! All’interno del Palais d’Iena, nell’allestimento dello studio AMO, le foto e i video dell’artista inglese di origini australiane Sharna Osborne definiscono la donna del marchio, intrappolata, com’è noto, tra innocenza e perversione. In scena, allora, compaiono cappotti in tweed, montoni rovesciati e lucidati, montgomery in panno, maglie in lana lavorati a crochet, bomber di peluche e parka tecnici che diventano cappe protettive, indubbiamente, uno dei capi più gettonati della prossima stagione, abiti in tulle stretti sul collo e sulle gambe decorati con microfantasie floreali, come quelle degli zaini, o strutturati che si aprono in gonne a palloncino ingigantite dai drappeggi da indossare su cardigan camouflage coordinate alle sciarpe, completi che alle giacche abbinano short o knickerbocker con tasconi. Al collo splendono colletti di maglia di metallo perimetrati da cristalli, ai piedi, sulle parigine, si alternano anfibi o sandali con platform, analogamente visti da Prada. Una ribellione intimista che fa dell’abbigliamento un manifesto socioculturale. Una donna che non ha bisogno di nulla sceglierà sempre più qualcosa che abbia un significato, che stimoli una riflessione, dalla quotidianità alla globalità come l’attenzione verso l’ambiente, sottotesto non marginale di molte sfilate. Perché la consapevolezza, anche di scegliere come vestirsi, diventi un parametro di primaria importanza. Quello che fa la differenza perché invita a reagire e a non subire. L’unico modo affinché la propria voce, tra tante, venga ascoltata.

Daniele S.

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