Qual è il valore aggiunto di un marchio storico? Possedere un’identità precisa, definita e forte, ma, soprattutto, tale da poter essere aggiornata, attraverso la creatività dello stilista che se ne occupa, senza essere snaturata. Nel progetto, naturalmente il più a lungo termine possibile, un parametro non trascurabile, oggi, è anche quello di risultare commercialmente interessante. E per Celine? Se, finora, la visione non era perfettamente chiara, con la terza prova di Hedi Slimane, per l’autunno-inverno 2019-2020, lo è leggermente di più: un ritorno agli anni ’70, quelli in cui fu lanciato il prêt-à-porter della griffe fondata nel 1945 da Céline Vipiana e da suo marito Richard, dapprima, come laboratorio di calzature su misura per bambini e, in seguito, di scarpe da donna e accessori. Ancora ben lontano dall’essere acquisita da LVMH nel 1997. Riguardando le foto di quel periodo, si ritrova ciò che Hedi Slimane riporta in passerella, in una struttura creata a place Vauban, dietro Les Invalides, per delineare la cifra stilistica della sua nuova (vecchia) Celine. Si susseguono, quindi, cappotti di montone anche smanicati, giubbotti scamosciati, giacche maschili, cardigan paillettati, camicie a righe o a pois con il fiocco, gonne-pantaloni sotto al ginocchio, gonne check a pieghe, abiti dalla stampa animalier con cappa coordinata e jeans aderenti da inserire nei cuissard foderati anch’essi di montone. Gettonatissimi, tra gli accessori, saranno le cinture in alligatore con il morsetto, gli occhiali aviator e i foulard che riesumano il logo da annodare al collo. Poco rimane dell’estetica di Phoebe Philo (se non qualche reminiscenza di quando era al timone di Chloé), la cui clientela core, secondo indiscrezioni, sarebbe passata da Loewe (o, magari, sceglierà il nuovo corso di Bottega Veneta di Daniel Lee). Per il resto, se la democratizzazione della moda ha fatto proprio il messaggio che tutto potesse (o dovesse) stare bene a tutti, questa collezione diventerà, sicuramente, l’emblema di quello che le donne vogliono indossare in una quotidianità che ha eliminato ogni barriera tra giorno e sera. Il minimalismo francese, concreto nella sua nonchalance borghese, rinasce nella sua eleganza nostalgica andando controcorrente. Quello di ridisegnare un guardaroba in grado di parlare alla perfezione di chi lo indossa.

 

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