La ribellione ha ancora senso? Non intesa con una connotazione femminista le cui istanze vengono riportate, a ogni collezione, su costosissime magliette da Maria Grazia Chiuri per Christian Dior, ma per difendersi da una società diventata violenta, anche ideologicamente, soprattutto, per le donne che, da parte loro, risultano ancora profondamente vulnerabili. E se le passerelle, da Milano a Parigi, continuano a proporre un dualismo che spazia tra il romanticismo e la paura, Olivier Rousteing, attento osservatore della propria generazione, immagina un guardaroba fatto di corazze per affrontare le tante battaglie dell’esistenza attuale. Come non tornare, allora, a ispirarsi agli anni ’80, quelli che si vestivano di (auto)determinazione con il power dressing, fondamentale nella rappresentazione del desiderio di libertà, della spettacolarizzazione della femminilità e dell’emancipazione sociale? Per l’autunno-inverno 2019-2020 di Balmain, il designer 33enne pensa, dunque, a tailleur bouclé dalle spalle strutturate, orlati di piume o di rose in vinile, perfecto di pelle matelassé, che si aprono strategicamente sulle spalle come se fossero armature, insieme a gonne a trapezio coordinate, camicie trasparenti, completi di jeans, scoloriti, strappati o rinforzati, cappe formate da strisce di tessuto pied-de-poule rivisitato in una forma romboidale e maglioni a trecce che diventano abiti. I capi, inoltre, si ricoprono, spesso, di pvc invisibile come per proteggersi ulteriormente dal mondo esterno. Per la sera, architetture di vinile o di paillette, smoking see-through e tute spalmate di lurex s’indossano su camicie e t-shirt basic che rendono pericolosa anche la sensualità. Catene e borchie respingenti sono disseminate un po’ ovunque, sui sandali e sulla tomaia di cuissard a punta in morbida vernice, sulle cinture metalliche e sulle borse logate a bauletto di tutte le taglie. Bianco e nero, bene e male: nell’anarchia di un presente fortemente alleggerito dalla perdita degl’ideali, riuscire, nella contrapposizione, a far sentire la propria voce è ancora una conquista. Nel caso sia possibile, al di là delle etichette, farlo attraverso l’abbigliamento, tanto meglio.

 

Leave a Reply

Your email address will not be published.

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Current month ye@r day *