Saint Laurent autunno-inverno 2019-2020

Quant’è importante la fedeltà di un designer alla tradizione del marchio per cui disegna se non è il proprio? E a se stessi? Anthony Vaccarello sceglie, dunque, di lavorare su quei tratti comuni tra il gusto di Monsieur Yves Saint Laurent e il suo. Per l’autunno-inverno 2019-2020 di Saint Laurent cita Betty Catroux, regina delle disinvolte notti parigine e musa iconica del fondatore, ma, tra le infinite suggestioni di un archivio immenso, decide anche di abbandonarsi alla seduzione ipnotica della mitica fragranza Opium e di riconsiderare la controversa collection du scandale, quella per la haute couture della primavera-estate 1971 che oltraggiò la critica per la la sua ispirazione allo stile bellico degli anni ’40 che rievocava l’occupazione nazista durante la Seconda Guerra Mondiale e che, però, riscosse grande successo. La Maison de Verre, un grande cubo specchiato, situato di fronte al Trocadéro, sul quale la Tour Eiffel si frammenta nei suoi quadri riflettenti, allora, fa da cornice a una sfilata dalle atmosfere notturne, dominata da cappotti e completi maschili dalle spalle importanti anni ’80 che s’indossano su top e camicie dalle trasparenze sfacciate, da minitrench vinilici, da giacchine ricamate di paillette su shorts animalier o pantaloni e gonne a balze di pelle, da abiti scultorei con fiocchi giganti o scolli a cuore pieni di cristalli che sembrano pois, abbinati a piccole cuffie coordinate, stole di pelliccia zebrata e scarpe a punta con platform o stivali con piume. I vetri della passerella si scoprono essere bifronte nel finale per svelare, nell’oscurità, la “seconda parte” del fashion show fatta, più o meno, delle stesse proposte, per lei e per lui, che diventano fluorescenti e si confondono letteralmente in un gioco di moltiplicazioni. Un desiderio liberato per capi che risulteranno, facilmente, desiderabili per una donna forte e audace, ma non aggressiva e combattente. Un’amante della leggerezza. Com’era Betty Catroux. Peraltro, se anche Tom Ford le dedicò la sua collezione per la primavera-estate 2001 di Yves Saint Laurent rive gauche, l’estetica di Vaccarello è certamente più vicina a quella costruita da Hedi Slimane e interpretata, addirittura, meglio rispetto allo stilista arruolato, adesso, da Celine. E questo, nella sana (diciamo così!) competizione che anima la moda attuale, non è un dettaglio trascurabile.

Daniele S.

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