Cosa sarebbe un marchio senza la propria identità? Donatella Versace, continuando il percorso intrapreso con la pre-fall 2019, andata in scena lo scorso dicembre a New York (iniziato, in realtà, con la Tribute Collection), ripropone per l’autunno-inverno 2019-2020 di Versace tutti i simboli legati alla storia della maison fondata dal fratello Gianni nel 1978, alcuni dei quali arricchiscono già, in versione macro, la location. La stampa neoclassica è presente sulle fodere trapuntate dei caban, sulle maniche delle giacche o sulle sottovesti bordate di pizzo, utilizzato anche intarsiato con il coccodrillo dei giubbotti e delle minigonne o per le autoreggenti, la spilla da balia con l’iconica Medusa drappeggia i maglioni in cashmere sfrangiati, le cinghie e le fibbie sollevano le gonne o definiscono i reggiseni sadomaso che ingabbiano i dolcevita, la pelle aggressiva dei completi si alterna all’eleganza del tweed, le catene di greche percorrono le pellicce ecologiche multicolor o diventano collane. Ma non è tutto: sulle t-shirt, grazie al supporto della Richard Avedon Foundation, ritorna il ritratto di Donatella, scattato da Richard Avedon nel 1995 per la campagna del profumo Versace Blonde, il cui flacone si ritrova sui bracciali, sugli orecchini o sulle borse come charm nonché nelle grafiche di camicie e foulard coordinati mentre gli abiti recano la V barocca che proviene dalla statua Vittoria della National Gallery di Londra o s’incrostano di pavé di cristalli che prendono la forma di fiocchi sulle scarpe. Un ritorno agli anni ’90, sottolineato anche dalla presenza di Stephanie Seymour a chiudere la sfilata, che fa propria la visione grunge secondo la quale un’imperfezione apparente diventa la nuova perfezione. La più adatta per veicolare ed esaltare l’immagine della griffe, ora di proprietà dell’americana Capri Holdings Limited. Fatta di ricordi del passato, ma destinata ad attrarre inesorabilmente e irresistibilmente i consumatori del futuro. L’obiettivo comune a tutte le realtà del lusso.

 

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