Prada autunno-inverno 2019-2020

Bad romance? No, Anatomy of romance! Miuccia Prada che, raramente, dà un titolo al proprio fashion show ha scelto questo per l’autunno-inverno 2019-2020, per il quale, andando controcorrente rispetto alla necessità spasmodica di novità, riutilizza la passerella a spuntoni in morbida schiuma, illuminata da 120 lampadine a incandescenza, già vista per il menswear che ha sfilato a gennaio all’interno del Deposito della Fondazione Prada, dove sono state anticipate alcune proposte della pre-fall 2019. E riprende il dialogo nel punto in cui lo aveva lasciato, quello che non può non considerare le inquietudini del momento e non scardinare, come sempre, gli stereotipi che, invece di ridursi, aumentano. Una controversa critica socioculturale che ha come spunto di partenza il romanticismo, mai edulcorato, in bilico tra pericolo e timore che, però, d’altra parte, non dimentica il bisogno di protezione e tenerezza. Allora, si contendono la scena tailleur pantaloni stretti in vita a creare un drappeggio attraverso dei moschettoni, gli stessi che fissano e conferiscono volume alle doppie gonne sugli abiti bustier arricchiti di fiori applicati per dare effetti tridimensionali e camicie con stampe dei coniugi Frankenstein che s’indossano su maglie con cuori in lana da appuntare come una spilla. L’animo bellicoso (offensivo o difensivo, nei confronti di frammenti di vita violenti del presente che fanno paura) di cappotti e giacche militari in panno (il romanticismo della guerra!) o di giubbotti di nylon multitasca, foderati di montone, con le maniche che si aprono sulle braccia grazie a zip strategiche si stempera con superflue mantelle in pizzo, materiale usato anche per gonne a tubo o per accessoriare gli abiti trasparenti. Dualismo che si ritrova anche nell’accostare scarpe e anfibi pesanti con platform in gomma e tomaia dai colori acidi a sandali leggeri con il tacco alto illuminati di cristalli e borse rigorose con dettagli in peluche colorati. Bene o male? Bello o brutto? Forza o debolezza? Positività o negatività? Chi vince? Il messaggio della stilista, alla fine, è un invito risoluto e risolutivo all’unità se, del resto, in tutti convivono aspetti, spesso, conflittuali tra loro. Come? Con la speranza rivoluzionaria che dall’armonizzazione dei contrasti possa davvero nascere qualcosa di nuovo. E, magari, migliore.

Daniele S.

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