Cosa rimane delle giornate dedicate alla haute couture parigina? Probabilmente, il ritorno in calendario della maison fondata da Pierre Balmain nel 1945. Sono passati 16 anni dall’ultima sfilata di Laurent Mercier (l’ex drag queen conosciuta con il nome di Lola), arruolato nel 2002 e rimasto per poco più di un anno, che la disegnò in seguito all’uscita di Oscar de la Renta. Christophe Decarnin, infatti, nominato successivamente nel 2005, si dedicò solamente al prêt-à-porter. Adesso, Olivier Rousteing, entrato nel 2009 per diventare direttore creativo due anni dopo, forte del successo commerciale ottenuto attraverso uno stile ben preciso che ha fatto dell’inclusione un messaggio e del lancio, lo scorso gennaio, della capsule 44 François Premier, ci riprova facendo sfilare all’interno della boutique, di prossima apertura, ma tuttavia ancora incompleta, di rue Saint-Honoré (la seconda a Parigi che andrà ad affiancare quella storica in rue François-1er), la primavera-estate 2019 di Balmain Paris. E lo fa partendo dall’identità contemporanea, discostandosene leggermente, nel tentativo di arrivare all’omaggio al fondatore. In scena, giacche e jeans strappati che intrecciano perle e piume di marabù lasciano spazio ad abiti architettonicamente costruiti con stratificazioni di tulle plissé o di paillette, in un’opulenza ai limiti del teatrale, che dovrebbero giustificare la forma rigida della perla, tema della collezione, richiamata cromaticamente sui corpi delle modelle scolpiti in una colata di vernice bianca. In linea anche gli accessori, tra bracciali voluminosi e borse sferiche che sembrano palle da bowling recanti il nuovo logo in cui la B di Balmain s’interseca con la P di Pierre o di Parigi, dato che la griffe è fortemente legata alla città (ancora di più, in questo caso!), già apparso sulle proposte della pre-fall 2019 e di Balmain Homme autunno-inverno 2019-2020, di qualche giorno fa, come gli occhiali/binocolo. Rimane, però, da sciogliere l’interrogativo che lo stilista si è posto nel definire cosa sia la couture nel 2019. Aspirazione? Sicuramente, giunti all’ultimo appuntamento, si arriva alla conclusione che riassume il momento attuale di crisi: la transizione che avvolge, ormai, il settore non ha ancora trovato la strada che possa trasformare il sogno in realtà. O viceversa!

 

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