Maison Margiela haute couture primavera-estate 2019

Come s’inserisce la haute couture nella nevrotica società moderna? “Decadente” definisce John Galliano il mondo contemporaneo, dominato dal“l’eccesso di artificio generato dal mondo digitale e dalla sovrastimolazione dell’immagine che degenera la verità e distorce la realtà”, si legge. Le immagini, dunque, conducono a uno stato di allucinazione incontrollabile in cui non è più possibile distinguere ciò che è da ciò che appare? Uno scollamento che può peggiorare, seguendo percorsi À rebours, come il libro, pubblicato nel 1884, di Joris-Karl Huysmans che ha come protagonista Jean Floressas Des Esseintes, ispirato, pare, alla vita del conte Robert de Montesquiou. Un’analoga vertigine si ritrova nell’Artisanal di Maison Margiela per la primavera-estate 2019, già a partire dai graffiti dell’allestimento creato nell’atelier in rue Saint-Maur dal team interno, amplificato dalla passerella a specchio e la cui epifania si manifesta attraverso le prime proposte stampate con un barboncino blu Klein che si rincorre per tutta la collezione che, per la prima volta, sfila co-ed. A poco a poco, come in un processo di distillazione, si passa dal multicolore al monocolore pur mantenendo sostanzialmente invariate le proposte, caratterizzate dalla gender fluidity tipica della griffe: scomposizione, ricomposizione e stratificazione di pezzi tagliati a vivo che portano le gonne, anche matelassé, a diventare cappe talmente costrittive che imprigionano come camicie di forza, i trench, a prendere la forma di gonne delle quali, spesso, resta solo lo scheletro e frammenti delle giacche a disegnare il profilo di top che completano le t-shirt in pizzo con le maniche bordate di piume. In fieri, invece, sembrano i cappotti sartoriali ancora pieni d’imbastiture e le giacche chiuse da nastri che si portano su jodhpur, tute in pelle e scarpe da bebe con il calzino. E se, come per Des Esseintes, l’ossessione non cancella il ricordo, anche gli abiti mantengono, comunque, la loro memoria. Senza dimenticare il convincimento dello stilista di Gibilterra che solo attraverso l’alterazione della realtà può nascere il cambiamento. Magari, che riesca ancora a dare un significato al settore.

Daniele S.

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