Chanel haute couture primavera-estate 2019

“La moda passa, lo stile resta”. Una frase di Mademoiselle Coco diventata iconica che, più che mai, rappresenta il momento attuale. Una verità che, come tale, è atemporale. Ma cosa s’intende? Quella tensione costante verso l’impeccabilità in ogni circostanza. Ma chi sono davvero le clienti della couture? Quelle che non si farebbero mai illuminare dai riflettori dei social network? Sono le privilegiate che possiedono ville mediterranee come quella ricostruita all’interno del Grand Palais. Che, magari, sono in Costa Azzurra vicino a Roquebrune dove la fondatrice si era fatta costruire La Pausa. Partendo dalla mostra “La Fabrique du luxe : les marchands merciers parisiens au XVIIIe siècle”, al Musée Cognacq-Jay nel Marais fino al 27 gennaio, Karl Lagerfeld con la haute couture per la primavera-estate 2019 di Chanel analizza il significato del lusso nel mondo contemporaneo. In scena, completi di tweed dalle gonne con lo spacco centrale, corpini stretti di piume su gonne longuette che diventano a pieghe dal ginocchio in giù, abiti in cui il giacchino ne diventa il naturale prolungamento o di pizzo le cui lunghezze sembrano fermate su un fianco da un fiocco. Non mancano i ricami che si rifanno ai fiori creati a Vincennes in quel periodo, anch’essi visibili in una sezione del museo, declinati in piume, tulle o paillette. Tra gli accessori, solo stivaletti in raso coordinato o a contrasto dal tacco sottile. Nonostante, però, l’autoreferenzialità della collezione, niente avrebbe potuto attirare maggiormente l’attenzione dell’assenza a sorpresa dello stilista, nato ad Amburgo (pare) nel 1933, per il finale di entrambi i fashion show, mai accaduta dal 1983, che ha creato agitazione. All’uscita di Virginie Viard, al fianco di Lagerfeld dal 1987 (prima, da Chloé e, poi, da Chanel), è seguito un comunicato ufficiale che fa riferimento alla stanchezza del direttore creativo aggiungendo che “Virginie Viard, direttore dello studio creativo, ed Eric Pfrunder, direttore dell’immagine di Chanel, continuano a lavorare con lui sulle collezioni e sulle campagne”. Ma si susseguono insistentemente le ipotesi sui candidati per la successione che danno per favorita Phoebe Philo (ex Céline). I nomi, comunque, si sprecano: Alber Elbaz (ex Lanvin), Christopher Bailey (ex Burberry), Raf Simons (ex Calvin Klein), Tomas Maier (ex Bottega Veneta). Per non parlare di Hedi Slimane (attuale Celine), Olivier Rousteing (attuale Balmain) e Pierpaolo Piccioli (attuale Valentino). E se Alain e Gérard Wertheimer, proprietari della maison della doppia C, rispettivamente, 70 e 68 anni, con un patrimonio da oltre 23 miliardi di euro scegliessero di vendere? Nel 2018, infatti, dopo 108 anni di storia, hanno deciso di comunicare i dati di bilancio che mostrano, per il 2017, ricavi di 8,25 miliardi di euro (+11% sul 2016). Il futuro del lusso è ancora da scrivere.

Daniele S.

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