Christian Dior haute couture primavera-estate 2019

Il circo è lo spunto per una riflessione autorevole sul cambiamento della moda attuale? O, più semplicemente, sul tempo? Maria Grazia Chiuri con la haute couture per la primavera-estate 2019 di Christian Dior torna sull’esigenza di rivoluzionare la sfilata tradizionale con una performance live della compagnia femminile londinese Mimbre Circus. Ma non è tutto: il riferimento all’ambiente caro anche al fondatore, tanto da intitolare il suo primo défilé nelle sale del Savoy di Londra “Dior Circus Comes to Town”, si allinea a una visione secondo la quale l’evoluzione è possibile soltanto con l’apertura nei confronti di mondi diversi. In questo caso, le affinità sono molte: la creazione, la storia, la tecnica, lo spettacolo, la squadra e la libertà. Senza dimenticare la relazione essenziale dell’abito con il corpo. Partendo dal libro di Sylvie Nguimfack-Perault, Le Costume de Clown Blanc, Gérard Vicaire la passion pour seul habit, Ed. Chapoitre Douze 2016, riscopre il couturier, recentemente scomparso, che, nel suo laboratorio parigino realizzava abiti da clown. E diventa l’emblema del fatto che il lavoro manuale non dev’essere altro che l’elaborazione di un pensiero. In passerella, all’interno del tendone ricostruito, come di consueto, al Musée Rodin, completi con alamari, abiti plissé decorati di stelle quando non sono costruiti attorno alle lunghe striscie di top in chiffon intrecciati a canestro o su crinoline che coprono calzemaglia tattoo o di cristalli, camicie con plastron di tulle e collo rotondo in organza, come le cappe tridimensionali, abbinate a gonne pantaloni che si chiudono a sbuffo sotto al ginocchio e tuxedo che diventano cappotti. Degna di nota la rilettura dell’abito drappeggiato in tessuto di lana e sfrangiato agli orli di Dovima e gli elefanti, il primo disegnato da Yves Saint Laurent che, all’epoca, era assistente di monsieur Dior e ritratto nella famosa foto di Richard Avedon, scattata al Cirque d’Hiver di Parigi nel 1955. Un indizio la haute couture stia mirando all’atemporalità prendendo ancora di più le distanze da un prêt-à-porter sempre più legato alla stagionalità? Forse, solo la consapevolezza che il tempo sarà sempre un alleato della vera bellezza.

Daniele S.

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