Può la couture femminile fondersi alla sartoria maschile? Sembrerebbe di sì stando alla seconda prova di Kim Jones da Dior Homme, anticipata di un giorno a causa della mobilitazione dei gilets jaunes. Per l’autunno-inverno 2019-2020, infatti, lo stilista unisce l’ispirazione proveniente dal lavoro di Christian Dior (è nota, infatti, l’intenzione, più o meno implicita, di avvicinare maggiormente l’estetica del womenswear e del menswear, pur avendo due direzioni creative diverse) e dalla parte più romantica di quello di Raymond Pettibon, principalmente, nel legame con la natura che lo unisce al fondatore della maison di avenue Montaigne. Techno-eroi si susseguono statuariamente, dando un’immagine irraggiungibile di un manichino da atelier, su un tapis roulant che sostituisce la passerella al centro del capannone costruito a Champ-de-Mars: indossano giacche e maglioni impeccabili, accessoriati da stole che, come drappeggi architettonici, girano intorno al corpo scendendo verso il basso (richiamano un abito del 1955 trovato negli archivi), giubbotti in pelliccia maculata (fantasia cara a monsieur Dior) su pantaloni di pelle da motociclista e pettorine (sembrano quelle delle statue nei parchi parigini) decorate di perline e fornite di tasconi, che diventano protezioni. I tailleur oblique, ormai diventati un classico dello stilista, si portano sotto cappotti dall’effetto inside-out e sopra dolcevita e camicie con ricamata una Monna Lisa riletta dall’artista americano in chiave ancora più astratta. Scarpe e stivaletti provvisti di ghette all’interno delle quali si sistemano i pantaloni, zaini e marsupi a tracolla completano la collezione in un mix di tradizione e sperimentazione, classicità e modernità. Nonostante l’eliminazione della passerella non abbia consentito di valutare il comfort nel movimento fornito dall’approccio tecnico al formale. Se costruire un proprio percorso all’interno di un marchio storico è diventato sempre più difficile, soprattutto, alla luce degli avvicendamenti che, ormai, caratterizzano la moda attuale (Kim Jones, che ha preso il posto di Kris Van Assche, ora da Berluti, proviene da Louis Vuitton, guidato adesso da Virgil Abloh), la vera sfida è rendere rilevante la propria estetica nel rispetto del dna. Ci sta riuscendo?

 

Comments are closed.