Comme des Garçons Homme Plus autunno-inverno 2019-2020

Idea o prodotto? Al pari di nessun altro, per Rei Kawakubo, la moda dovrebbe comportare una presa di posizione e spingere a pensare sebbene sia scomodo. Com’è necessario fare, ogni volta, per decodificare i suoi messaggi. L’indizio? “Finding beauty in the dark”, che è il titolo criptico inviato, come sempre, via e-mail dell’autunno-inverno 2019-2020 di Comme des Garçons Homme Plus. Ma quale buio? Quello della società contemporanea in lotta contro l’ingiustizia sociale (la protesta dei gilets jaunes, arrivata all’Acte Dix, ha portato molti negozi, dopo ripetuti atti di vandalismo, a rimanere chiusi e all’anticipazione di un giorno della sfilata di Dior Homme) o dello spazio, immerso nell’oscurità, dove si è esibito il duo Vowws? In passerella giacche sovrapposte a frac, anche di broccato a fiori o in panno piene di buchi, sono indossate su t-shirt di rete, di pizzo o di maglia illuminata dal lurex, talmente lunghe da sembrare abiti femminili, talvolta, sfrangiati sul fondo, che nascondono bermuda pieni di zip o pantaloni aderenti con stampe gotiche. Chaps di pelle coprono pantaloncini da ciclismo e scoprono calze a rete e calzini, le une sopra gli altri, su sneaker Nike Air accessoriate da cinghie. Non mancano harness con le borchie da portare al collo come gioielli. Una nuova immagine di contestazione o di riconoscimento? Un’attitudine punk? Non proprio, se non ci si limita a una prima occhiata superficiale. Se, in questo caso, si sarebbe puntato solo a distruggere per ricostruire, come avviene per le rivoluzioni, la designer giapponese sembra suggerire di non rassegnarsi, ma per trovare un’alternativa all’esistente. Vestirsi diventa un atto politico? L’espressione del dissenso, che si ritrova nella monocromaticità delle proposte, deve passare non attraverso lo scontro, bensì la manifestazione di un pensiero che, nonostante tutto, si nutre di esperienza. Metabolizzandola, utilizza il contrasto per diventare propositiva. Come quella che si propone l’abolizione di barriere attraverso l’estremizzazione. Obiettivo raggiunto? Ovviamente!

Daniele S.

Back to top