Quale sarà il futuro di Raf Simons dopo che ha lasciato la posizione di chief creative officer di Calvin Klein otto mesi prima della scadenza naturale del contratto? E, viceversa, quello del marchio americano? Il secondo è ancora molto incerto, se non per il fatto che si parla di un approccio più commerciale, non essendo stato ancora nominato il successore (molti vorrebbero che forse Phoebe Philo, rimasta senza incarico in seguito alla sua uscita da Celine). Più chiaro, invece, è il primo che riporta in scena la dicotomia, più o meno rigida, della moda attuale: creatività o fatturato? Uno dei motivi della separazione dal brand nell’orbita del gruppo Pvh sembra, infatti, essere il risultato deludente delle vendite di Calvin Klein 205W39NYC e Calvin Klein Jeans, reso noto con la diffusione dei dati del terzo quarter. L’interpretazione del mercato, ormai, è diventata imprescindibile per la crescita dei numeri. Non è quella, però, la grandezza a cui è interessato il visionario stilista belga bensì dei capi. Per l’autunno-inverno 2019-2020, dunque, porta in passerella, in assoluta continuità con l’ultima collezione (la discontinuità la riserva alla location, lo Shangri-La Hotel), lunghi cappotti dalle spalle over accessoriati da applicazioni metalliche di fauna e flora, presenti anche su scarpe e maglioni di lana, quando non sono arricchiti dagl’iconici patch raffiguranti, questa volta, frammenti del film Blue Velvet di David Lynch con Kyle MacLachlan e Laura Dern. Polo e pantaloni tecnici completano le proposte. Tra gli accessori, spiccano guanti animalier profilati a contrasto e copricapi che sono metà elmetti e metà cappellini da baseball. Il passaggio dal bianco e nero al colore è scandito dalla band post-punk Whispering Sons, ma che non vede nessuna modifica sostanziale dei capi. Un modo per esorcizzare i demoni di un consumatore, bombardato costantemente d’immagini e alla continua ricerca di messaggi semplici da decodificare, il cui gusto sta subendo una trasformazione epocale? O, più semplicemente, l’invito alla riflessione, attraverso la consueta provocazione, che rendono le passerelle di Simons, con le sue atmosfere noir, tra le più interessanti nel panorama attuale? Forse, in un mondo tendente all’omologazione, solo la necessità di vivere esperienze che possano essere culturalmente rilevanti.

 

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