Classicismo o futurismo? Nella costante ricerca di Silvia Venturini Fendi del Fendiman, come canta live il rapper 24enne metà cinese e metà coreano dei GOT7, Jackson Wang, al termine della sfilata, per il suo lavoro sull’identità condotto, stagione dopo stagione, insieme a un artista, chi sarebbe potuto essere più adatto di Karl Lagerfeld che collabora con la griffe romana dal 1965 (molti anni prima che diventasse direttore creativo di Chanel) per il womenswear? Sebbene l’allestimento ricrei nello showroom milanese in via Solari la sua biblioteca parigina in rue de Lille, il punto di partenza della collezione è una giacca sartoriale, disegnata dallo stesso Lagerfeld, con un rever a scialle e uno a lancia che definisce l’asimmetria che caratterizza l’uomo per l’autunno-inverno 2019-2020 della doppia F. Un dualismo sviluppato in un equilibrato gioco di contrasti che oppone tessuti leggeri e pesanti, nero e colore, trasparente e luminescente. In passerella, cappotti intarsiati di pelliccia o piumini a stampa collage con immagini del couturier tedesco su maglie che uniscono, attraverso una zip o una cucitura, due parti a contrasto volumetrico, materico o cromatico, ripreso nei pantaloni smilzi con ampie tasche applicate. I parka, di dimensioni enormi, presentano spalmature metalliche che illuminano anche l’organza di camicie e overall tecnici. Immancabile il logo, reinterpretato dinamicamente o calligraficamente, che si ritrova anche sulle scarpe. E, se piccole catenelle dorate legano gli occhiali, la novità tra gli accessori è rappresentata dal debutto della versione maschile della Baguette, disponibile in materiali preziosi, nonché in nylon, rivisitata in collaborazione con la giapponese Porter-Yoshida & Co.: come già visto altrove, nell’elastica comunicazione contemporanea, aumenta l’interesse di lui nei confronti delle borse di lei, in questo caso, resa maggiormente funzionale attraverso tracolle e cinghie cintura che la fanno diventare, all’occorrenza, più aderente al corpo, come un marsupio. Un’immagine divisa in due che rappresenta pienamente la transizione in corso nel menswear. Tradizione o innovazione? Quanto si è disposti a cedere al cambiamento? Talvolta, è sufficiente mutare un elemento perché tutto risulti diverso. Non c’è niente di più avanguardista della sperimentazione anche su ciò che l’abitudine ha reso scontato. E, forse, è vero, usando le parole della stilista: “Oggi, la cosa più sovversiva è indossare un abito”.

 

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