Versace autunno-inverno 2019-2020

Quale sarà adesso il futuro di Versace? Quanti si sono posti questo interrogativo dopo l’acquisizione per 1,83 miliardi di euro della maison Gianni Versace da parte di Michael Kors Holdings, diventata dal 2 gennaio Capri Holding Limited, nella quale la famiglia Versace ha deciso di reinvestire 150 milioni di euro per rilevare quasi 2,4 milioni di azioni ordinarie? La prima anticipazione si è avuta con la pre-fall 2019, andata in scena lo scorso dicembre a New York, segnata da un ritorno a sfilate iconiche come quella per la primavera-estate 1994, disegnata dal fondatore. Un’indicazione che il percorso da seguire è stato tracciato? Forse, dato che con l’autunno-inverno 2019-2020 è come se si volesse sciogliere definitivamente qualsiasi dubbio, nel caso ci fossero stati, che, in qualche modo, la griffe della Medusa sarebbe cambiata. E Donatella Versace torna su un tema che è diventato la cifra stilistica dell’uomo immaginato, prima, da Gianni e, poi, da lei: la definizione del perimetro della mascolinità. Del resto, è un concetto di prepotente attualità sul quale la società contemporanea si sta tuttora dibattendo: essendo stati gradualmente stravolti, anche grazie alla moda, i confini che lo delimitavano ha assunto una dimensione talmente poliedrica da consentire, ormai, a ognuno la propria scelta. Nel caso della designer, con questa collezione, punta su un uomo coraggioso diviso tra cappotti maculati e trench in PVC fumé che scoprono t-shirt logate e pantaloni di pelle, completi sartoriali arricchiti da grandi righe che si abbinano a pantaloni boxeur e boa di marabù, entrambi in tinte fluo, maglioni tenuti insieme da spille da balia da indossare con jeans ricamati di cristalli e maxi sciarpe, harness presenti un po’ ovunque, per ribadire volontà estreme di trasgressione delle regole, insieme a calze sportive e borse che sembrano rubate dal guardaroba di lei. E se la ricerca della libertà comporta una sfida costante con se stessi e con il mondo esterno, la casa automobilistica americana Ford concede, per un’edizione limitata, il logo per giubbotti da motociclista, felpe, camicie e sneakers. Qual è, dunque, il limite? Probabilmente, quello della credibilità. Perché per osare veramente non bisogna mai dimenticare di essere fedeli a se stessi. La stessa dichiarazione d’intenti fatta dall’etichetta italiana, diventata di proprietà americana, che dovrebbe concretizzare, almeno sulla carta, l’idea del management che mirerebbe a diversificare maggiormente il consumatore e, conseguentemente, le vendite. Con l’obiettivo ambizioso di raggiungere, nel lungo periodo, 2 miliardi di euro di ricavi.

Daniele S.

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