Prada autunno-inverno 2019-2020

Globalità o individualità? Sono i due opposti che gravitano nella moda contemporanea che cerca di dare risposte, per trovare una propria legittimazione: se, rispettivamente, la prima, in un presente piuttosto insoddisfacente, si nutre di messaggi che vengono veicolati in modo, spesso, troppo veloce e poco chiaro, quando non intenzionalmente ingannevole, rivolgendosi a platee, idealmente, sempre più vaste, la seconda spinge, al contrario, il singolo a emergere. O, almeno, a reagire. In questo, nessuno come Miuccia Prada è in grado di scardinare certezze insinuando il dubbio, favorendo la riflessione fino ad arrivare, se possibile, alla formulazione di un pensiero. E lo fa anche per l’autunno-inverno 2019-2020 dove sceglie di parlare dell’umanità ponendo, però, la propria attenzione sulle debolezze. Sull’uomo che vuole confrontarsi con la propria sensibilità che è, allo stesso tempo, insicurezza e bisogno di protezione. Come sempre, filtra, quindi, su una passerella a spuntoni in morbida schiuma, illuminata da 120 lampadine a incandescenza all’interno del Deposito della Fondazione Prada, la severità di cappotti e completi dai tagli sartoriali con le esplosioni cromatiche di camicie stampate dell’artista Jeanne Detallante o luminose quando sono impreziosite da incrostazioni di cristalli da indossare, secondo un ordine sovvertito, sopra i maglioni che, poi, spiccano sopra alle giacche nel caso presentino spalline colorate di marabù a contrasto che accessoria pure i cappelli antifreddo. L’anima difensiva fa la sua comparsa nei giubbotti di nylon multitasca, quasi militari, foderati di montone da infilare nei pantaloni tecnici e portare a pelle, come per mostrare l’esigenza di mettersi a nudo, nelle cinture portate doppie, nelle scarpe con platform in gomma e tomaia in vernice, talvolta, in colori acidi o borchiata e negli zaini pieni di catene e charm, come quelli delle collane, leggibili metaforicamente come la stretta delle convenzioni che hanno sempre connotato il menswear e dalle quali, ancora, non ci si è riusciti totalmente a liberare. Ma, come in ogni forma di dualismo, non tarda ad arrivare l’urgente richiesta di tenerezza e amore, rappresentata attraverso un cuore in lana da appuntare con una spilla. Lo stesso da riservare alla collezione, più leggera e meno pretenziosa del solito, che, con la sua autorevolezza, risulterà facilmente attraente nella sua autenticità. Perché non c’è più la necessità di avere qualcosa di nuovo nel guardaroba. Ma, come ha più volte sottolineato la stilista, di vestirsi di consapevolezza.

Daniele S.

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