N°21 autunno-inverno 2019-2020

Come si sconfiggono gli stereotipi? Abolita, o così dovrebbe essere, la parola “tendenza” dal vocabolario della moda contemporanea, dovrebbe essere più facile sottrarsi ai confini imposti dalla definizione del guardaroba in favore dell’iniziativa individuale. Invece, purtroppo, a ogni superamento di un condizionamento corrisponde, inevitabilmente, la ricaduta in un altro. Come risolverlo? Alessandro Dell’Acqua per l’autunno-inverno 2019-2020 di N°21 che ha sfilato nello showroom di via Archimede propone di mescolare i codici dell’abbigliamento per allontanarlo dalle classificazioni. Il vantaggio sarebbe, tra l’altro, quello di stimolare la fantasia per capire meglio se stessi e il mondo circostante. Con la possibilità, perché no, anche di contribuire, seppur marginalmente, a modificarlo. La collezione, dunque, si articola, libera da pregiudizi e convenzioni culturali, su un’idea sottile e sensuale di erotismo che prevede montgomery in pelle all’esterno e neoprene all’interno su maglie trasparenti o cardigan boxy in cashmere agugliato allo chiffon che svelano doppie canottiere scollate e pantaloni in popeline vetrificato lucido come i cappotti da portare con completi sartoriali su camicie di pizzo color nude. I soprabiti possono essere anche in fake fur maculato o in radzmir, tessuto couture riletto al maschile, che s’indossano, in un gioco armonico di contrasti, insieme a polo di pelle e pantaloni affusolati. Stivaletti zippati, mono o bicolor, nonché collane formate da grossi anelli vanno a completare un’offerta destinata a diventare un’alternativa all’abitudine che regola le scelte conservatrici tipiche dell’uomo meno incline, della donna, a uscire dalla comfort zone. Un compromesso può rappresentare una via d’uscita? Sicuramente, le nuove generazioni (lo dimostrano i consumi), a differenza delle precedenti, sono più inclini verso ciò che può allinearsi all’espressione personale. Ma quali sono le rivoluzioni più durature? Quelle che risultano più dirompenti? Per ora, poco importa. Sarebbe già un successo riuscire a riformulare un linguaggio che, dopo un processo di rielaborazione fluida che non si lascia tentare da una spregiudicata anarchia, fosse capace di non vedere il cambiamento come un traguardo troppo irraggiungibile. Con le conseguenti ripercussioni, naturalmente, nei significati sociali.

Daniele S.

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