Riesce ancora la moda a seguire la parabola del cambiamento della società? O, ancor meglio, ad anticiparla? O, almeno, interpretarla? Molti analisti cercano, d’altra parte, di prevedere il successo di un brand e le sue prospettive di crescita. Ma cos’è, davvero, necessario possedere per conquistare un consumatore che, ormai, ha tutto nel guardaroba? A nessuno è dato saperlo con certezza. Le formule si susseguono, anche nella strutturazione della settimane della moda, ma, spesso, si procede per tentativi. Sperando per il meglio. Nella panoramica di proposte che, due volte all’anno, vengono presentate durante Pitti Immagine Uomo, giunto alla 75esima edizione, s’inserisce in “The Pitti Box”, come special guest, Glenn Martens, dal 2013 al timone di Y/Project, dopo la prematura scomparsa del co-fondatore e direttore creativo Yohan Serfaty di cui è stato assistente. Lo stilista belga, 35 anni, laureato alla Royal Academy of Fine Arts di Anversa, ha lavorato con Jean Paul Gaultier come junior designer per l’etichetta maschile G2, prima di lanciare nel 2012 a Parigi il suo marchio, interrotto a due stagioni dal debutto. Per Y/Project che, inizialmente, si occupava solo di menswear e, in poco tempo, si è arricchito anche del womenswear, è riuscito a imporre un codice estetico concettuale in cui si fondono streetwear e couture. Lo stesso portato, magistralmente, in scena all’interno del chiostro del complesso di Santa Maria Novella con la collezione uomo per l’autunno-inverno 2019-2020 e la pre-collezione donna. In un’oscurità senza spazio e senza tempo, spezzata dalle torce degl’invitati, i capi, seguendo un filone narrativo antitetico, giocano con il layering di pezzi oversize per adattarsi a condizioni, funzioni e utenti differenti. Imperativi della contemporaneità visti un po’ ovunque durante il salone fiorentino che, però, in questo caso, promuovono la scelta individuale ed esaltano la diversità come valore. Abolita, quindi, ogni barriera in una fusione dei generi generata dalla decostruzione: i trench e le giacche si modificano a seconda dell’abbottonatura, la maglieria diventa tridimensionale grazie a tagli strategici e sovrapposizioni di tulle, i pantaloni in denim dalla vita trasformabile e le gonne in finta pelle sono animate da stampe grafiche. Niente male per una realtà che ha chiuso il 2018 con un giro d’affari che ammonta a 5,5 milioni di euro, 3 milioni in più dell’anno precedente. Il segreto? La sperimentazione! Perché si può ancora immaginare ciò che non c’è.

 

Leave a Reply

Your email address will not be published.

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Current month ye@r day *