Sogno o realtà? Si è concluso un altro fashion month dominato dal ritorno al classico e dal desiderio di evasione, probabilmente, da quello sportswear che, paradossalmente, consentiva maggiore possibilità di sviluppo. Miuccia Prada, invece, si ostina ad andare controcorrente e per la primavera-estate 2019 di Miu Miu preferisce, ancora una volta, affidarsi al suo istinto: la moda sta davvero riflettendo sul mondo contemporaneo? Sicuramente, non abbastanza sull’identificazione di chi acquista. Sceglie, dunque, di puntare sul bello non convenzionale, attraverso un processo di decostruzione dell’eleganza, proponendo abiti di gazar tagliati a vivo o in denim trattato con scolli talmente profondi da mostrare l’intimo e casualmente accessoriati da grandi fiori, fiocchi o cristalli, presenti anche sugli accessori, dai sandali di raso con platform vertiginosi alle chiusure delle borse, dalle cinture agli occhiali, dai gioielli ai cerchietti, giacche sartoriali maschili da indossare con maglieria rimpicciolita e annodata come scialli, gonne al ginocchio che coprono le trasparenze del voile con le paillette o pitonate come i cappotti doppiopetto con maxi bottoni o coulotte e calzettoni. Come si prospetta il futuro? Il progressismo della moda, quello che dovrebbe trovare risposte alle emergenze non solo estetiche del presente o fornire una valida alternativa a esso si sta arrendendo inesorabilmente ripiegando sulla tradizione? La sua tendenza eversiva o, almeno, radicale si sta rassegnando di fronte alla certezza rassicurante del passato a cui non ci si ribella più? Al più, ci si limita a distruggerlo. E il cambiamento? L’unico possibile passa solamente per la strada dello snaturamento? In un momento di transizione, come quello attuale, le prese di posizioni radicali puntano, per ora, unicamente alla semplificazione del linguaggio in modo da consentire che il messaggio possa arrivare il più chiaramente e velocemente possibile. In attesa, magari, di un confronto che possa, nuovamente, riaffermare la supremazia dell’unicità sul conformismo e stimolare, conseguentemente, la ricerca di quel nuovo che stenta a emergere. Se la moda, da una parte, dev’essere libera di sbagliare e Miuccia Prada è, da sempre, fautrice del politicamente scorretto, dall’altra, la vera modernità non può dissociarsi dalla mutazione del pensiero. Quella che nella società attuale ancora manca.

 

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