Rigore o eccentricità? Se sulle passerelle, spesso, gli stilisti hanno puntato al primo, Pierpaolo Piccioli per la primavera-estate 2019 di Valentino prova a coniugarli partendo un luogo mentale che la moda dovrebbe concretizzare. Dove si trova? Non è fisico: risente della memoria del passato e tende alla libertà del futuro per definire “un punto fermo nell’equilibrio instabile nel presente”. Ha la consistenza del sogno, probabilmente, quello della haute couture, il vero patrimonio del made in Italy da conservare e tramandare, che è tornata a influenzare la realtà del prêt-à-porter. La collezione che ha sfilato tra le vetrate nel giardino del Hôtel des Invalides non fa eccezione, anche nell’eccellenza delle lavorazioni artigianali, tra abiti in faille di cotone plissé dai volumi soffiati sulle spalle che accarezzano il corpo, camicie in popeline di cotone che si gonfiano sulle braccia e sono chiuse sul collo da maxi fiocchi da indossare su pantaloni dritti, tuniche o completi in pizzo di cotone accessoriati da cappe da gettare su una spalla, felpe con il logo che spicca, allo stesso tempo, vistosamente sulle alte cinture, nonché piume di marabù, che arricchiscono removibilmente i sandali bassi in gomma, insieme a gonne lunghe a pieghe, trench in nylon da portare sopra a pijiama in patchwork di velluto e cotone in fantasie floreali e paillette che accendono cromaticamente le proposte iniziali in nero urbano, bianco candido e rosso carminio. Colori emblematici che si ritrovano sulle borse, come la nuova V ring, a soffietto con la fibbia-logo dall’animo modernista. Un’eleganza rilassata che ha come obiettivo quello di “portare la moda nella strada che la strada nella moda”, come dichiara Piccioli. Tuttavia, il processo non sembra ancora completato. La haute couture per l’autunno-inverno 2018-2019, per esempio, presenta un maggior grado di focalizzazione che si perde nel tentativo di perseguire la democratizzazione della bellezza. E se, da una parte, “è importante ribadire le idee in cui si crede”, credo che faceva parte anche del fondatore, Valentino Garavani, dall’altra, è chiaro che, solo attraverso questo percorso, si può arrivare a scoprire la propria unicità. La quale, in un periodo di migrazioni estetiche legate agli avvicendamenti creativi presso le griffe, può riuscire a spostare le traiettorie individuali del gusto. Qualcuna delle “Philophile” potrebbe approdare alla maison romana? In molti, scommetterebbero, invece, su Loewe, anch’essa nella scuderia di LVMH, come Celine.

 

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