La haute couture sta tornando a contagiare il prêt-à-porter? Se questa non è una novità, qualche stagione fa, ci si domandava quanto fosse vero il contrario. Adesso, però, gli esempi si stanno moltiplicando: da N°21 a Rochas, entrambi disegnati da Alessandro Dell’Acqua, fino a Dries Van Noten. Il cambiamento sembrerebbe essere in atto. Quali saranno le conseguenze? Difficile prevederlo, esattamente come quelle di una maison indipendente che diventa parte di una multinazionale. Si è parlato tanto, nei giorni scorsi, di Versace, rilevata da Michael Kors Holdings, diventata adesso Capri Holdings. Allo stesso modo, non si deve dimenticare che sono passati tre mesi dal closing dell’operazione tra il marchio dello stilista belga e il gruppo di Barcellona Puig che ha in portafoglio etichette come Jean Paul Gaultier, Carolina Herrera, Paco Rabanne e Nina Ricci. Cos’hanno in comune questi deal? La crescita! Il problema, d’altra parte, rimane quello di riuscire a preservare le radici identitarie. E nel caso specifico? Forse, si scorge una tendenza verso i Millennials, categoria che, al momento, sembra garantire fatturati notevoli. Con una certamente gradita rivistazione di molti elementi già considerati nella primavera-estate 2009. Infatti, anche per la primavera-estate 2019 Dries Van Noten immagina completi a righe trasversali, stretti da corde da montagna per drappeggiarli, su décolleté a punta coordinate, soprabiti e camicie monocromatiche o sporcate di colore che riecheggiano stampe floreali sono completate da reti di perline sottili che si appoggiano sulle spalle, abiti in maglia leggera di nylon e seta, simile all’organza, scoprono volontariamente l’underwear a contrasto. Piume vere o di plastica, meno delicate, e bagliori luminosi impreziosiscono top e gonne sdrammatizzati, rispettivamente, con pantaloni cargo e anorak in acetato d’ispirazione workwear. Come s’inserisce, dunque, Dries Van Noten in quello che apparentemente, almeno dalle sfilate viste finora, può essere definito il nuovo corso della moda? Con una collezione di raffinata e moderna concretezza, tra le migliori, si può dire, di Parigi. Passato che influenza il presente e lascia ben sperare per il futuro. Probabilmente, ha ragione lui: “La moda, oggi, è un’attitudine”.

 

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