Gli abiti sono una rappresentazione della realtà? Più che altro, probabilmente, dovrebbero poter raggiungere un pubblico, auspicabilmente il più ampio possibile, attraverso un linguaggio comprensibile per riuscire a influenzarlo. Questo, però, non significa optare per la semplificazione estrema che comporterebbe solamente la banalizzazione del messaggio. Un po’ come fa l’arte contemporanea in mostra alla Fondazione Prada dove Miuccia Prada ha deciso nuovamente di ambientare la sfilata. In questo caso, nello spazio Deposito, per la primavera-estate 2019, indaga la complessità del presente tra il perbenismo della borghesia e il radicalismo della fantasia. Tensioni che sembrerebbero inconciliabili se si dimenticasse l’attitudine abituale della stilista di sovvertire il classico alla ricerca di nuovi contenuti: in passerella, quindi, bluse in duchesse s’indossano su bermuda in jersey con stampe geometriche anni ’70, come i top con scollature profonde su gonne a portafoglio, abiti sottoveste dalla linea ad A coprono maglioni in shetland con buchi sui gomiti e doppio scollo, presenti anche sulle camicie maschili borchiate, come i guanti, le borse e i maxi cerchietti bon ton, da abbinare a gonne in chiffon trasparente, monocromatico o a pois, che mostrano le coulotte sottostanti o a pieghe tie-dye dai colori psichedelici. Elementi unificanti sono i fiocchi sparsi ovunque, ma mai dove dovrebbero essere, il logo triangolare e le scarpe in vernice dalla tomaia e il tacco ondulato in plexi, archetipo della dicotomia dilagante, nonché le immancabili calze al ginocchio di nylon trasparente. E a proposito di questo materiale, non manca il contributo di tre architetti donna internazionali, Cini Boeri, Elizabeth Diller e Kazuyo Sejima che, all’interno del progetto Prada Invites firmano, rispettivamente, la borsa postina, l’abito porta-abiti mutante e l’utility bag con i manici imbottiti. Proposte certamente indossabili e facilmente vendibili che, d’altra parte, rischiano di sminuirne il significato, la spinta verso il cambiamento che la maison milanese cerca sempre di costruire collezione dopo collezione. Se è facile introdurre, anche dialetticamente, il dissenso, più difficile è calcolare la propagazione della scossa estetica che lo ha generato.

 

Comments are closed.