La couture scende in strada? Sembrerebbe di sì da Valentino che sfilato all’interno dei saloni del Musée des Arts Décoratifs, per l’occasione, resi fucsia dai maxi pannelli luminosi dell’allestimento. Se Milano cerca di superare lo streetwear che ha contagiato, secondo logiche diverse, un po’ tutti i marchi, Parigi punta alla contaminazione: emblematiche sono le nomine di Virgil Abloh, fondatore di Off-White, a direttore creativo del menswear di Louis Vuitton e Kim Jones, ex Louis Vuitton, di quello di Dior Homme, entrambi al loro debutto in questi giorni. O Kris Van Assche, ex Dior Homme, arruolato da Berluti che, al momento, ha presentato solo la campagna teaser scattata da Jamie Hawksworth. Per ulteriori novità bisognerà attendere il prossimo gennaio. Inclusione che non deve solo limitarsi all’abbigliamento, ma, più in generale, alla cultura. L’uomo pensato da Pierpaolo Piccioli, quindi, è un combattente che vuole abbattere le barriere partendo da quelle che delimitano il mondo della haute couture, notoriamente distante ed esclusivo, perché la bellezza va condivisa, come il tempo. C’è tutta la tradizione della griffe romana, vecchia e nuova, nella primavera-estate 2019: il logo storico viene ripreso e distorto su t-shirt e camicie di denim, piccole V invadono bomber zippati, maglioni lavorati a mano e pantaloni della tuta che si aprono sul fondo, mentre il lettering VLTN, creato recentemente dallo stilista, decora parka, jeans troppo lunghi che devono essere risvoltati, borse e portacellulari. Il rosso iconico ritorna discretamente su felpe fiorate e bermuda, il camouflage, che il marchio ha adottato nell’espressione della sua estetica maschile, non dimentica i pijama in seta, mentre le sneakers, ormai immancabili, questa volta, si riempiono di piume. Adesso, sarà la moda a influenzare la strada o la strada a influenzare la moda? Magari, entrambe, in modo diverso. Comunque, come è stato dimostrato con questa prova, se ci si lascia travolgere dalla tentazione di “esplorare territori ignoti” si potrà avere la possibilità di “uscirne arricchiti”, si legge nelle note. Del resto, il dialogo con l’altro rappresenta una necessità: come quello tra eleganza e creatività, forma e apparenza, sartorialità e funzionalità. L’unico futuro possibile. O immaginabile!

 

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