La moda è cambiamento? Non solo inteso come innovazione, quella che ogni stagione stimola la creatività degli stilisti, ma nel percepire le svolte epocali che, mai come adesso, stanno coinvolgendo tutto il fashion system: in un mondo che corre sempre più veloce, l’attenzione alle modalità e alle tempistiche nella presentazione e distribuzione delle collezioni sta diventando sempre più pressante. La scelta, tra le molteplici sono le opzioni possibili, è molto delicata perché legata indissolubilmente al successo commerciale che, essendo dipendente da parametri talvolta incontrollabili, è molto sfuggente. Non si tratta solo di decretare la riuscita di una sfilata, ma l’abbattimento di status che stanno diventando sempre più obsoleti. In quest’ottica, Diego della Valle, a margine della passerella di Tod’s, presenta il progetto Factory, nome ispirato allo studio newyorkese di Andy Warhol, che prevede l’uscita, durante l’anno, di una serie di capsule realizzate da stilisti diversi, nomi affermati accanto a esordienti. Archiviata la figura del direttore creativo che, dopo l’uscita di Alessandra Facchinetti, è diventata sempre più marginale, la griffe da 963,3 milioni di euro nel 2017 (-4,1%) ha deciso di puntare sul prodotto, sempre di altissima qualità, che per l’autunno-inverno 2018-2019 viene indirizzato verso cappotti in cavallino rasato da indossare su blouson stretti da coulisse, felpe in montone intarsiato e pantaloni scamosciati o giacconi in pelle con colli a cratere su camicie e biker ancora in pelle, ma impunturata sellier. Non si possono dimenticare gli accessori, la vera anima della collezione, che alternano mocassini Double T a stivaletti zeppati. Rilassate e concrete, le proposte uniscono artigianalità e stile: sono, però, condizioni necessarie e sufficienti per essere sostenute dall’influenza dei social media, parametro importante secondo l’imprenditore sul consumo del lusso? Probabilmente, anche in una cultura industriale di assoluto pragmatismo, la desiderabilità sarebbe una variabile più importante.

Foto/photos: Kim Weston Arnold / Indigital.tv

 

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