La moda fa ancora sognare? Viene da chiederselo aspettando la haute couture primavera-estate 2018 di Christian Dior, che sfila, come sempre, al Musée Rodin, in questo caso, su un pavimento a scacchi. Del resto, si sogna in bianco e nero? Maria Grazia Chiuri s’ispira a Leonor Fini, una pittrice surrealista (anche se non si unì mai ufficialmente al movimento) che aveva conosciuto monsieur Dior quando, vent’anni prima di diventare stilista, aveva aperto, insieme al suo amico Jacques Bonjean, una galleria d’arte in rue La Boétie, nell’8° arrondissement di Parigi. Con il couturier, che la presentò anche a Elsa Schiaparelli per cui nel 1938 avrebbe disegnato il flacone a forma di busto del profumo Shocking sulle misure di Mae West, condivideva la passione per i balli in maschera che ritornano ancora una volta in passerella: gli abiti gabbia, attraverso abili illusioni ottiche come quelle dell’inconscio, evidenziano, di volta in volta, parti del corpo diverse, rappresentate sulla scena sotto forma di frammenti scultorei. L’alternanza tra svelato e velato parte dalla costruzione d’atelier dei capi e arriva a coinvolgere la personalità attraverso le maschere-cappello di Stephen Jones che richiamano un pensiero dell’artista argentina secondo la quale “non c’è niente di più falso che essere naturali”. D’altra parte, per essere se stessi, non è necessario non mostrarsi troppo? Peccato, però, che la designer italiana, in un periodo così controverso della moda internazionale (emblematica è la nomina di Hedi Slimane a direttore creativo di Céline, l’etichetta francese di proprietà di LVMH che lancerà presto una nuova linea couture) continui a nascondersi dietro l’(ingombrante) archivio della maison di avenue Montaigne dandone, spesso, letture troppo letterali (degno di nota, almeno, il tentativo di non riprendere l’eredità stilistica, ma il periodo della formazione, quello, cioè, che dovrebbe spiegare la genialità di Dior). La moda, al pari dei sogni, attualmente soffre della mancanza di una proiezione temporale, concentrata com’è su un presente il più delle volte insoddisfacente. Nonostante gli inviti di André Breton. Sarà, forse, come suggerisce qualcuno che per proporre qualcosa di veramente creativo sia necessario distruggere il passato? L’unico vero insegnamento che bisognerebbe trarre dalla storia di Christian Dior.

Foto/photos: Kim Weston Arnold / Indigital.tv

 

5 Responses to Christian Dior haute couture primavera-estate 2018 / Christian Dior haute couture spring-summer 2018

  1. fendissima says:

    Surrealisticamente monotona.

  2. Annalisa says:

    Sembra come se Maria Grazia Chiuri volesse avvicinarsi all’estetica di Dior Homme. Salvabile la parte finale.

  3. Matteo says:

    Un tributo a Hedi Slimane?

  4. Andrea says:

    Sempre le stesse due silhouette che proponeva da Valentino.

  5. Lorenzo says:

    Nessuna novità di rilievo. Lunga e noiosa.