Quanto sta cambiando il guardaroba maschile? Secondo Pierpaolo Piccioli, direttore creativo di Valentino, negli ultimi trent’anni l’uomo è cambiato più della donna perché, con una rivoluzione silenziosa e dirompente, è riuscito a rendere ordinario lo straordinario. Ma come conciliare i valori del brand romano con uno spirito contemporaneo? La risposta si può trovare nelle collisioni formali dell’autunno-inverno 2018-2019 che torna a sfilare nelle sale del Hôtel Salomon de Rothschild: i capispalla rappresentano l’unità di misura della collezione, con cappotti in cashmere a pannelli, aperti sui lati con bottoni a scomparsa, movimentati da intarsi di fiori, dragoni e tigri, riprese da foto dell’archivio della couture (femminile) della fine degli anni ’60, che compaiono anche su uno dei piumini, nati dalla collaborazione Moncler/Valentino e proposti in due versioni di lunghezza e due binomi cromatici. La sinfonia di neri (come la matita che contorna gli occhi dei modelli), grigi e blu è interrotta da qualche nota di arancio, rosa, verde, giallo e azzurro che animano i tracksuit, la nuova divisa maschile, composta da una felpa zippata e pantaloni con le bande spostate in avanti fermati in vita (alta) da cinture elasticizzate, che torna, dopo il successo del lancio di Vltn, per entrare prepotentemente a far parte del quotidiano di uomini anagraficamente diversi. Libertà, d’altra parte, significa rompere gli schemi, di genere, di età, di razza. Tutto diventa fluido e senza etichette, spiazzante come le borchie che scintillano sui polsini dei cappotti, sul girocollo dei maglioni, sul retro delle sneakers con la suola tecnica, sulle borse iperleggere o sui ciondoli a cuore. La coniugazione del passato per disegnare un nuovo futuro risulta credibile? Sicuramente, è coraggiosa! Il romanticismo, infatti, è solo apparente: tra eco anni ’80, non vengono risparmiate vibrazioni distoniche street e punk che generano (o, almeno, ci provano) qualche riflessione sul mondo attuale. Sarà davvero disposto l’uomo moderno a guardare oltre? Se è certamente più facile decorare le passerelle, com’è accaduto spesso su quelle di Milano Moda Uomo, la riforma del design sarà decisamente molto più difficile.

Foto/photos: Yannis Vlamos / Indigital.tv

 

Comments are closed.