Cos’è la moda se non un riflesso? Ogni mente creativa prova a interpretarlo com’è accaduto alla Stazione Leopolda dove, simmetricamente (anche i backstage rispetto alla passerella), Jun Takahashi e Takahiro Miyashita, guest star di questa edizione di Pitti Immagine Uomo, hanno svelato, uno di seguito all’altro, le proprie proposte per l’autunno-inverno 2018-2019, rispettivamente, di Undercover e TheSoloist. Il primo era già stato ospite della manifestazione fiorentina, un unicum per il menswear (il womenswear sfila a Parigi), il secondo, presente nella capitale francese con la sua prima linea Number Nine, non aveva mai portato, invece, quest’etichetta oltre i confini giapponesi. In passerella, un dialogo complementare “order-disorder” per Takahashi e “disorder-order” per Miyashita che, nonostante la loro amicizia (si conobbero alla fine degli anni Novanta), vicinanza anagrafica (uno nato a Kiryu nel 1969, l’altro a Tokyo nel 1973), non poteva partire da visioni più diverse. Sembra, infatti, che nessuno dei due sapesse cosa stesse realizzando l’altro fino a due giorni prima dell’evento a eccezione del finale quando a gonne plissettate bianche di Undercover vengono affiancati crop top e pantaloni neri di TheSoloist. E per il resto? Takahashi, dopo l’ultima collezione femminile con riferimenti a “Shining”, torna su un’altra pellicola di Stanley Kubrick, “2001: Odissea nello spazio”, richiamo che diventa evidente quando, al posto della maglieria fermata con spille da balia e maxi gonne check, entrano in scena piumini, felpe e borse che riportano scritte come CAUTION: CONTAINS EXPLOSIVE BOLTS o WARNING. HUMAN ERROR. COMPUTER MALFUNCTION. A seguire cinque astronauti in tute trapuntate e maschere retroilluminate che lasciano il campo ai combattenti (contro che cosa non è chiaro!) postapocalittici di Miyashita tra giacche portate come zaini, tute che sembrano antiradiazione, lacci ovunque e geta giapponesi come calzature. Mettendo da parte le decodificazioni e volendo indugiare, ancora per un momento, sul gioco delle opposizioni, da questo show si può trarre un ulteriore messaggio: con un reciproco rispetto professionale, elemento orientale che si contrappone alle agguerrite rivalità concorrenziali tipicamente occidentali, si può arrivare a riflessioni anticonvenzionali sulla bellezza davvero notevoli. (Dis)ordine? Poco importa. È sufficiente un costruttivo equilibrio di contrasti.

Foto/photos: Alessandro Garofalo / Indigital.tv

 

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