“L’azione più coraggiosa che ognuno possa fare è pensare per se stesso. Ad alta voce”, diceva Coco Chanel e così ha fatto Karl Lagerfeld immaginando la collezione Paris-Hamburg 2017/18, la pre-fall che, nel mese di dicembre, gira il mondo per mettere in mostra le abilità artigianali degli atelier della griffe francese: sembra, infatti, un omaggio allo stilista, dal 1983 al timone creativo e ancora al centro dell’indiscrezione, che ritorna ciclicamente, secondo la quale sarebbe la sua ultima sfilata (si fa anche il nome di Alber Elbaz come suo possibile successore), nonché alla sua città natale, lasciata a 17 anni per volare a Parigi. E se l’unico collegamento di Mademoiselle con la Germania era la fallimentare operazione Modellhut, legata a un periodo della sua vita che preferì cancellare molto in fretta, l’idea(lizzazione) del couturier parte dal fatto che Amburgo è il secondo porto d’Europa. Dunque, un cappello, immancabile riferimento alla maison, in questo caso l’elbsegler, impreziosito da una broche quasi araldica o ingentilito da velette, collega le proposte che, tra completi in tweed dall’allure Sixties, ripresi dalla Métiers d’Art 2008, spiccano per la presenza di knitwear, severo e militare, nei minidress, nei colli, nelle borse, negli scaldabraccia e scaldagambe, coperte, spesso, solamente da gonne plissé in tulle. Le citazioni alle divise da marinaio si ritrovano anche, dal giorno alla sera, nei colli delle bluse, nei pantaloni ampi, nei cappotti doppiopetto avvitati e nelle giacche che diventano matelassé, nelle righe dei pull, nelle ancore delle collane, nei bracciali a fune, nelle sacche da portare a spalla o nelle clutch che sembrano salvagenti. Un vero e proprio concerto, come quello che è risuonato nella Grand Hall del complesso culturale e residenziale Elbphilharmonie (i residenti lo chiamano più semplicemente Elphi), progettato dallo studio di architetti Herzog & de Meuron e terminato nel gennaio 2017, dopo una dilatazione sia dei costi (pare dai 241 milioni di euro preventivati a 789), sia dei tempi, (l’inaugurazione era prevista inizialmente per il 2010): 2100 posti a sedere e un rivestimento, realizzato da Yasuhisa Toyota, che prevede 10mila pannelli in fibra di gesso e carta riciclata per consentire un’acustica perfetta. La facciata, invece, che sovrasta l’ex magazzino Kaispercher A, è composta da 1100 pannelli a specchio. Cosa c’è di più coraggioso?

Foto/photos: courtesy Chanel

 

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