L’eccentricità può essere possibile? Si direbbe di sì, secondo Miuccia Prada, che si allinea con il cambiamento di prospettiva già visto in modo diverso, per esempio, da Balenciaga e da Valentino. La sfida della moda contemporanea è quello di rendere speciale la quotidianità? O il contrario? Demna Gvasalia lo fa stravolgendo la normalità per cercare di trasformare, attraverso un vocabolario surrealista, talvolta disturbante, di Margiela-esca memoria, qualcosa di già visto in qualcosa di nuovo; Pierpaolo Piccioli prova a regalare quel fascino glamour, che ha reso noto Valentino Garavani nel mondo, ai capi più ordinari. La stilista, invece, partendo da semplici sedie di plastica bianche, alternate a file irregolari di mattoni, che costituiscono l’allestimento al Palais d’Iéna, il consueto spazio utilizzato dalla maison milanese per la sfilata di Miu Miu, firmato da AMO, traduce l’immediatezza tipica del brand in abiti sottoveste di pizzo, grembiule in check o microstampe floreali, quando non sono trasparenti, ma pieni di cristalli, portati sopra pull e camicie dai disegni geometrici, pantaloni diritti, sandali e calzettoni sportivi dai colori fluo. Non mancano gli accessori, che mettono in evidenza il logo sulle borse da portare a mano o sulle scarpe dal tacco basso. Il gioco delle stratificazioni, già proposto in passato da Prada, che arriva a citare se stessa, incoraggia la libertà personale di andare contro le regole perché, se, ancora dominano, spesso per abitudine, la realtà esistente, ci si può sempre divertire a rivoluzionarle. Del resto, non sono solo convenzioni? Così, se tutto può sembrare, apparentemente, com’è, a un’occhiata più attenta, si osserverà che, al contrario, è completamente diverso. Divertissement di moda che, con un messaggio forte e chiaro, centrano il bersaglio. In teoria! Bisogna vedere se il consumatore sarà disposto a farsi carico di questo cambiamento: se le passerelle, però, sono sempre più influenzate dalla strada, la sopravvivenza del fashion system potrebbe anche dipendere da quello. O, se non altro, potrebbe essere un modo per conoscere maggiormente se stessi.

Foto/photos: Monica Feudi / Indigital.tv

 

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