La missione della moda è quella di promuovere la bellezza? Spesso, si ha un’idea della bellezza, come del lusso, come se fossero qualcosa di inarrivabile. Phoebe Philo, al contrario, per Céline, ha allestito una passerella (anacronisticamente elevata da Lanvin) sotto una tenda minimal costruita nel Tennis Club de Paris dall’architetto cileno di origine serba Smilian Radić, autore, tra l’altro, del Serpentine Gallery Pavillion a Londra, che consente, attraverso un’illuminazione da esterno, di vedere bene le proposte. L’eleganza anni’70 di una campagna pubblicitaria che ritrae la donna borghese di avenue Foch si fonde con la libertà anni’80 di esplorare nuovi territori nei trench over uniti alla giacca senza revers o che, ripiegandosi, raddoppia per somigliare a una cappa, nei caban a sacchetto, regolabili nei volumi, attraverso un gioco di coulisse, nelle giacche che passano, senza indugio, dalle forme maschili a quelle femminili, fermate in vita da una cintura, nei gilet squadrati, nei pantaloni morbidi che si trasformano anche in abiti sfrangiati e nelle gonne versatili, a portafoglio, a pieghe, a frange o rese volontariamente asimmetriche con un inserto plissettato coordinato. Tutto è Montana-escamente gigante, anche negli accessori, dalle cinture dal maximorsetto doppio alle nappine dei mocassini fino ad arrivare al fronte e retro di una (im)probabile spilla presente sulla punta dei boots. Lo scopo? Per non passare inosservati? No! Perché, secondo la stilista inglese, il comfort, curato anche per ospiti della sfilata grazie ai piumoni sulle panche, accentua la femminilità. Una visione senza mezze misure che, ormai, può considerarsi identitaria presso il brand che fa capo a LVMH. Fortunatamente, al di là di tante provocazioni destinate a scomparire in una stagione o poco più, esistono ancora creativi che propongono alle donne esattamente ciò che vorrebbero indossare. E non è così scontato.

Foto/photos: Monica Feudi / Indigital.tv

 

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